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Un'esperienza straordinaria


50 ANNI DELLA FIDEI DONUM - Oggi la Missione ha un po' il fiato corto

Giovedì 19, Aprile 2007
in  Vita Ecclesiale



La grande famiglia missionaria si appresta a celebrare il 50° anniversario dell'enciclica 'Fidei Donum', una tappa importante nel panorama dell'evangelizzazione dell'intera Chiesa italiana.


Fu promulgata da Pio XII il 21 aprile 1957, e all'inizio non fu accolta con grande entusiasmo dagli istituti Missionari, alcune riviste missionarie vi dedicarono solo alcune note, altre addirittura non ne parlarono affatto. L'enciclica 'Fidei Donum' (il dono della fede) conteneva in sé un principio molto semplice che qualche anno dopo sarebbe stato ripreso e rilanciato dal Concilio Vaticano II, il principio della corresponsabilità.


Pio XII, rivolgendosi ai vescovi di tutto il mondo ma in particolare dell'Europa, faceva notare come l'impegno dell'evangelizzazione gravasse interamente sulla Sede Apostolica attraverso Propaganda Fide. Un impegno così importante- faceva notare il Papa- doveva diventare primario di ogni singola Chiesa locale, la quale era invitata a mettere a disposizione delle necessità della Chiesa universale le forze disponibili a tale servizio (sacerdoti diocesani, laici, religiosi...). Era quello un periodo abbastanza florido di vocazioni per le Chiese di antica cristianità, mentre invece nelle giovani Chiese scarseggiavano i sacerdoti e il personale in generale per accompagnarle sui sentieri della pastorale.


Per quanto riguarda l'Italia, la risposta fu immediata e consistente, un numero sempre crescente di sacerdoti diocesani, che proprio grazie all'enciclica si cominció a definire 'fidei donum', partirono per i paesi africani e per l'America Latina.


I missionari 'fidei donum' erano sacerdoti diocesani con alle spalle dei confratelli, le parrocchie in cui avevano lavorato, gruppi e associazioni giovanili. Grazie a questa ragnatela di elezioni tra il missionario 'fidei donum' e la Chiesa di origine la missione entró in maniera più consistente nelle parrocchie italiane, negli oratori, nei movimenti e nelle associazioni.


Anche la nostra Diocesi di Saluzzo, pur essendo piccola, non fu da meno rispetto alle altre dicesi italiane: in 50 anni partirono per l'Africa e l'America latina ben 24 preti diocesani e 17 seminaristi e laici, incoraggiati e appoggiati (spiritualmente ed economicamente) da parrocchie e gruppi, dando vita a iniziative come la Quaresima di fraternità o la Cena di digiuno.


A distanza di 50 anni si puó pertanto affermare che l'esperienza dei sacerdoti 'fidei donum', oltre al servizio prezioso reso alle giovani Chiese d'Africa e America Latina, ha avuto riflessi positivi sulla pastorale della stessa Chiesa italiana.


Si pensi, tanto per citarne alcuni, alla riscoperta della religiosità popolare, così vitale nei paesi del cosiddetto Terzo Mondo; la riscoperta della Bibbia come base di una più attenta lettura della realtà alla luce del mistero di Dio; l'esperienza delle comunità di base (o semplicemente piccole comunità) capaci di coinvolgere la gente comune; la scelta preferenziale dei poveri...


Quali le prospettive per il futuro?


La realtà internazionale che nel 1957 spingeva Pio XII a scrivere la Fidei Donum è radicalmente mutata, e così anche la situazione della Chiesa in Italia e in Europa. Il nostro continente che per secoli inviato sacerdoti agli altri paesi si trova ora in stato di missione.


Si è capovolto il flusso della 'Fidei Donum', adesso sono molti i preti (africani, latino-americani e dell'Est Europa) che lavorano in diverse diocesi italiane.


La 'Fidei Donum' rispondeva a dei bisogni legati alla lettura dei segni dei tempi; oggi più che mai dobbiamo, non tanto chiedere il dono di una nuova enciclica sulle Missioni, quanto avere l'umiltà e il coraggio di leggere e discernere alla luce del messaggio evangelico i segni di questo nostro tempo.


Così facendo potremmo dire di recepire e rilanciare l'autentico spirito della 'Fidei Donum' e non semplicemente limitarci ad organizzare cerimonie celebrative.


Il grande libro delle Missioni ha ancora tante pagine bianche su cui continuare a scrivere.


don andrea borello

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