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Un gesto di affetto


DIOCESI IN PELLEGRINAGGIO A ROMA

Giovedì 28, Giugno 2012
in  Vita Ecclesiale



Quando, al termine dell'udienza del mercoledì, il Papa ha salutato singolarmente i vescovi presenti mi ha commosso il fatto che Papa Benedetto abbia stretto a lungo le mie mani. Forse è un gesto che fa con tutti, ma l'ho interpretato come l'espressione del legame che la Chiesa di Roma, che 'presiede nella carità', ha con le diverse chiese particolari. Il Papa mi ha ringraziato per la presenza di un numeroso gruppo di pellegrini in occasione del cinquecentesimo della nostra diocesi ed io ho cercato di dirgli che la Chiesa di Saluzzo gli è vicina, gli vuole bene e lo ringrazia per quello che è, che dice e che fa.


Mi ha impressionato l'energia con cui mi teneva strette le mani, proprio lui, così timido e delicato. Non ho potuto fare a meno di pensare a Papa Giulio II che cinquecento anni fa aveva istituito la diocesi di Saluzzo. Quali differenze! Papa Giulio fu energico nella conduzione della Chiesa in anni difficili. Ma riteneva che lo strumento principale fosse lo Stato della Chiesa, ben organizzato e governato. Si sentiva forse più principe che papa. Narrano le cronache che partecipó all'assedio di Mirandola (nel 1511, pochi mesi prima di istituire la nostra diocesi) indossando l'armatura da guerra. Vorrei sottolineare la differenza rispetto a 500 anni fa riportando un brano della catechesi sulla preghiera che il Papa ha tenuto mercoledì mattina, proprio per: 'Cari amici, quando la preghiera alimenta la nostra vita spirituale noi diventiamo capaci di conservare quello che S. Paolo chiama 'il mistero della fede'. La preghiera come modo dell''abituarsi' all'essere insieme con Dio, genera uomini e donne animati non dall'egoismo, dal desiderio di possedere, dalla sete di potere, ma dalla gratuità, dal desiderio di amare, dalla sete di servire, animati cioè da Dio: e solo così si puó portare luce nel buio del mondo'.


Il pellegrinaggio a Roma ci ha aiutati a riandare sempre all'essenziale. Lo abbiamo testimoniato recitando il Credo sulla tomba di Pietro e il Gloria su quella di Paolo. Abbiamo percorso i venti secoli di vita cristiana. Ricordo i due momenti che per me sono stati più significativi: la visita alle Catacombe di Domitilla (la Chiesa dei martiri) e la solenne concelebrazione a S. Maria in Vallicella, la bella Chiesa in cui il 30 settembre del 1602 fu ordinato vescovo il 'nostro' Beato Giovenale Ancina. La costante e affettuosa presenza di Mons. Diego Bona ci ha ricordato che la Chiesa continua il suo cammino nella fedeltà al suo Signore.


Vorrei concludere con un ultimo paradosso. Abbiamo visitato la basilica di S. Pietro in Vincoli, famosa per il Mosè di Michelangelo, al centro della monumentale tomba del Papa Giulio II. Gli occhi dei visitatori erano tutti tesi verso la forza espressiva della statua. Pochi si sono accorti dell'urna sull'altare maggiore che conserva le catene che secondo la tradizione avrebbero legato S. Pietro. La forza da una parte e la debolezza dall'altra. Eppure sappiamo che è dalla debolezza delle catene e della croce che tutto è partito. Papa Benedetto è lì a ricordarci che la forza della Chiesa non sta nella potenza organizzativa ma nell'abituarsi ad essere insieme con Dio. Per questo lo ringraziamo.


Giuseppe Guerrini

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