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Una scuola di vita


Mercoledì 31, Ottobre 2012
in  Libera-Mente



Chissà come deve essere difficile, faticoso, ma anche stimolante (dipende dai punti di vista) per un insegnante gestire e coordinare le dinamiche relazionali all'interno di classi che, in quanto specchio della società, sono sempre più variegate culturalmente...


'Rossi, non puoi usare il grembiule bianco della tua vicina di banco come foglio da disegno!', 'Ma insomma, cos'avete da ridere voi due! L'Inferno di Dante non è una barzelletta!'...


In quella palestra di vita che è la scuola, ogni studente ed ogni insegnante non portano con sé soltanto la mole di conoscenze accumulata negli anni di studio precedenti, ma anche e soprattutto la propria unicità. Personalità, famiglia, storia di vita e modalità di stare al mondo di ognuno colorano necessariamente il pianeta classe, nell'universo degli scenari interpersonali possibili. In tutto questo, ogni docente, oltre che detentore di un sapere da trasmettere, potrebbe essere compagno di viaggio partecipe di molteplici sé in cerca della propria strada. Le cose tuttavia, per gli insegnati, possono talvolta diventare complicate di fronte all'imminenza dei programmi da portare a termine, degli iter burocratici, di problemi personali, di stress e stanchezza che spesso non sono che esacerbati da classi difficili. Tutti questi aspetti possono minare l'essenza più vera del mandato scolastico, facendo perdere di vista l'importanza di un rapporto unico tra colui che insegna e colui che apprende, tra chi parla di sé e chi puó divenire valida guida nella conoscenza di sé.


Uno dei pericoli più grandi, per gli insegnanti, puó essere quello di lasciarsi trascinare nel buio di un sistema capace di far perdere di vista la realtà che si manifesta ogni giorno davanti ai loro occhi, finendo per trasformare gli studenti in numeri o contenitori passivi di nozioni.


'Rossi è aggressivo. Quest'anno avrà 6 di condotta', 'Purtroppo Bianchi ha meno capacità di altri. Oggi le ho dato 6. Poi se ne sta sempre da sola in un angolo. Dovrebbe socializzare di più, ma è sempre stata così'...


E se quei comportamenti fossero una disperata richiesta di aiuto al mondo? Se al di là di quell'aggressività o di quella poca socializzazione ci fosse una sofferenza che per troppo tempo è stata chiamata 6?


A volte basta davvero poco per far sì che oltre quei numeri prendano vita sorrisi pieni di unicità riconosciuta, anche in un mondo (quello della scuola) che è parte integrante della vita di bambini e ragazzi che diverranno protagonisti del futuro.


Fabio Borghino

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