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domenica 25 dicembre


Giovedì 22, Dicembre 2016
in  Il Vangelo della Domenica


Stillate cieli dall'alto e le nubi facciano piovere il Giusto; si apra la terra e germogli per noi il Salvatore.
Questa era l'antifona di ingresso alla messa di domenica scorsa, una preghiera che la liturgia metteva sulla nostra bocca, ed ora, la solennità del Natale ci dice che questa invocazione ha trovato ascolto nel cuore di Dio. I cieli si sono aperti, la terra assetata ha ricevuto l'Acqua della salvezza che porta la Vita: questo 'Salvatore' ha preso carne nel seno di una madre vergine! E Il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi proclama l'evangelista Giovanni.
Colui che era sin dal principio e dal principio era presso Dio ed era Dio, si è fatto raggiungibile. Nel libro della Genesi ci viene raccontata la creazione dell'uomo a immagine di Dio. Ora invece Dio inverte i giochi! Egli, l'Immutabile e l'Eterno decide di farsi uomo. Nell'Eden Adamo, spinto dal tentatore, voleva essere come Dio, ma si scopre creatura e ne prova vergogna. Rimane scandalizzato dalla propria fragilità, dalla propria piccolezza e si nasconde. Dio invece prova compassione dell'uomo e lo cerca, come dicendo:
'Adamo dove sei? Vieni fuori... non temere la tua nudità amata, la tua povertà benedetta, unica che puó mantenerti in relazione con me... vedi, ecco in una mangiatoia io assumo questa tua povertà, questa tua fragilità perché tu non abbia più paura di me, ma soprattutto perché tu non abbia più paura di te, della tua piccolezza.'  
In Cristo, Dio ama abitare la fragilità, ama abitare la vulnerabilità, ama abitare la povertà, ama abitare la piccolezza. Allora a noi povera terra assetata di Lui, a noi che guardiamo verso l'alto in attesa di un segno, il mistero del Natale, ci invita a riorientare il nostro sguardo, forse abbassandolo verso ció che è fragile, verso ció che è vulnerabile, verso ció che è povero, verso ció che è piccolo... che sia dentro o fuori di noi... lì, misteriosamente, Lo si puó incontrare, lì si trova la Sua Presenza!
Spesso questa festa sembra richiamarci al dovere di essere più buoni, a fare del bene, ed è certo in parte vero! Ma a Natale è piuttosto la bontà di Dio che è celebrata, non la nostra, e se i nostri passi si muovono verso coloro che sono più bisognosi, se le porte delle nostre case si aprono a chi vive solitudini relazionali o esistenziali, non è solo per fare del bene, ma soprattutto perché, da cercatori di Dio quali siamo o dovremmo essere, possiamo trovare in queste realtà di fragilità, quella tenda dove Dio abita, quel Verbo e quella Parola a noi rivolta, quella Luce che rischiara le nostre tenebre, quella mangiatoia attorno al quale tutte le persone si stringono per vedere in Gesù il Dio fatto uomo.
Allora questo in questo Natale ci sia data la gioia e la grazia di poterlo contemplare presente e vivente in quelle fragilità che ci abitano e che abitano coloro che sono a noi vicini.
E a tutti, di cuore, un augurio di un santo Natale!

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