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N. 5 del 04/02/2010  
GIORNATA
La forza della vita

Il 7 febbraio la Chiesa Italiana celebra la 32ª Giornata per la Vita, un appuntamento che invita credenti e non a meditare sul valore e sul significato di ogni vita umana; una riflessione che è nata dopo la legalizzazione dell’aborto (il "genocidio silenzioso" che ha già fatto in Italia oltre 5 milioni di vittime), ma che ogni anno prende spunto anche dall’attualità.


Non poteva quindi mancare nel 2010 una riflessione sul rapporto tra vita e crisi economica: si pensa infatti che il calo demografico sia legato, tra le tante cause che lo possono determinare, anche al diminuito livello economico delle famiglie.


La storia degli ultimi quarant’anni sembra però suggerire il contrario: il declino occupazionale ed economico del nostro Paese da un ventennio segue infatti temporalmente il crollo delle nascite. La denatalità è una delle cause (e non l’effetto) della recessione....

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La forza della vita

Il 7 febbraio la Chiesa Italiana celebra la 32ª Giornata per la Vita, un appuntamento che invita credenti e non a meditare sul valore e sul significato di ogni vita umana; una riflessione che è nata dopo la legalizzazione dell’aborto (il "genocidio silenzioso" che ha già fatto in Italia oltre 5 milioni di vittime), ma che ogni anno prende spunto anche dall’attualità.


Non poteva quindi mancare nel 2010 una riflessione sul rapporto tra vita e crisi economica: si pensa infatti che il calo demografico sia legato, tra le tante cause che lo possono determinare, anche al diminuito livello economico delle famiglie.


La storia degli ultimi quarant’anni sembra però suggerire il contrario: il declino occupazionale ed economico del nostro Paese da un ventennio segue infatti temporalmente il crollo delle nascite. La denatalità è una delle cause (e non l’effetto) della recessione. Perché la forza-lavoro invecchia, la competitività sui mercati internazionali diminuisce e ne soffrono anche la ricerca e l’innovazione tecnologica di cui i giovani sono il motore. Anche l’imprenditorialità (oggi fortemente in crisi) è strettamente correlata ai figli: chi investe in un’attività produttiva ha sempre in mente chi continuerà quest’opera. Se non ci sono figli, diminuisce l’interesse e la convenienza ad investire, e ad un certo punto il profitto alimenta solo i consumi, soprattutto quelli effimeri legati ad un distorto concetto di "qualità della vita". L’economia tende allora a ristagnare e si perdono i posti di lavoro. Si innesca quindi un circolo vizioso che viene ulteriormente alimentato da chi decide di non mettere al mondo dei figli.


É quindi evidente che dal punto di vista economico soltanto un aumento della natalità può fare superare la precarietà. L’apertura alla vita non è quindi, come comunemente si pensa, successiva ad una serie di condizioni economiche e sociali che devono essere soddisfatte (la casa, il lavoro, la macchina, …); la scelta di avere figli dipende dal valore che si dà alla vita e dalla fiducia nel futuro, che non è legata alle previsione economiche, ma alla certezza di una positività della vita stessa, per cui vale la pena affrontare delle difficoltà. I Vescovi italiani ci invitano a riscoprire come "la vita é la prima radicale ricchezza e perciò va strenuamente difesa in ogni suo stadio" e, come ci ricorda Benedetto XVI, "l’apertura alla vita è una ricchezza sociale ed economica" (Caritas in veritate, 44): questo prima di qualunque sostegno materiale alla paternità e alla maternità che le famiglie italiane hanno il diritto di avere e che solo la Conferenza Episcopale e le Diocesi hanno finora concretamente realizzato promuovendo fondi di sostegno alle famiglie ed alle imprese investite dalla crisi.


Perché le difficoltà della vita non si superano eliminando la vita, ma superando insieme le difficoltà.


Dr. Mario Campanella


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