SALUZZO –
Il Vescovo mons. Giuseppe Guerrini è tornato in questi giorni da una visita alla missione diocesana del Cameroun dove lavora da anni don Piermario Brignone. Lo ha accompagnato nel suo viaggio don Marco Testa, parroco di S.Maria di Verzuolo.
Non è la prima volta che, come Vescovo, visita la missione del Cameroun. Come si evolve nel tempo la situazione sociale in quella terra?
«Ho visitato la missione in Cameroun nel 2005, sei anni fa. Vi era ancora don Andrea Borello e l’impegno dei nostri preti era ancora centrato sulla pastorale territoriale, la parrocchia e le sue articolazioni. -spiega mons. Guerrini - Ora è rimasto solo don Piermario che ha un impegno formativo presso il Centro Emmaus: cura, con la collaborazione di una coppia responsabile, la preparazione di dodici coppie che per due anni lasciano le loro capanne per approfondire la conoscenza della Bibbia, del Catechismo, della vita pastorale della Chiesa, della dottrina sociale, fino ai corsi di sartoria e di igiene. Saranno i futuri responsabili di distretti pastorali e formatori dei catechisti. Il tutto continuando la vita di famiglia in piccole unità abitative. Ad Emmaus vi sono quasi cinquanta tra bambini e ragazzi. Si tratta di un’esperienza originale che ha già dato ottimi frutti. Per quanto riguarda la situazione sociale non saprei proprio valutare ma non mi pare cambiata in modo significativo».
La missione del Cameroun è iniziata nel 1971. Quarant’anni fa don Natale Gottero compì il primo viaggio in Africa, che di fatto spalancò le porte della missione. Quale bilancio ritiene si possa fare di questa importante presenza missionaria della nostra diocesi?
«Non sono andato a visitare solamente don Piermario, ma – se così si può dire – le tracce lasciate dalla Chiesa di Saluzzo nell’estremo Nord del Cameroun. Pensi che i preti della nostra diocesi hanno dedicato complessivamente 125 anni di servizio pastorale a cui bisogna aggiungere la presenza e il lavoro di alcuni seminaristi e di una laica. - sottolinea il Vescovo di Saluzzo - E’ una presenza che ha segnato un solco profondo sia per quanto riguarda le strutture pastorali (chiese, cappelle, luoghi di incontro, scuole…) sia per quanto riguarda la formazione cristiana, seria e approfondita. Il Vescovo di Maroua-Mokolo ha una profonda e sincera riconoscenza per quanto fatto dai nostri preti. Riconoscenza e stima che ho riscontrato anche nei preti locali e nei catechisti che ho incontrato».
Ora in Cameroun è rimasto un solo sacerdote "Fidei donum", don Piermario Brignone appunto. Fino a quando continuerà il suo lavoro laggiù?
«Durante il mio breve soggiorno ho sottoscritto col Vescovo locale il proseguimento dell’accordo di collaborazione per i prossimi tre anni».
Si può dire che, nel volgere di pochi anni, la missione diocesana in Africa sarà al capolinea?
«Forse si è giunti al capolinea di una modalità particolare di servizio pastorale. Vi sono stati anni in cui erano presenti contemporaneamente in Cameroun cinque preti saluzzesi. Quella fase di costruzione di comunità è terminata e si è lasciato il posto al clero locale. Qualcosa di simile sta avvenendo anche per le congregazioni religiose femminili. Dobbiamo però chiederci quale aiuto possiamo ora dare a queste giovani chiese, tenendo conto della nostra povertà sul piano del personale e delle loro esigenze. La dimensione missionaria e universale della Chiesa non può venir meno. A noi capire come si potrà esprimere domani» conclude mons. Giuseppe Guerrini.
daniele isaia