Diocesi di Saluzzo
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N. 5 del 04/02/2010  
GIORNATA
La forza della vita

Il 7 febbraio la Chiesa Italiana celebra la 32ª Giornata per la Vita, un appuntamento che invita credenti e non a meditare sul valore e sul significato di ogni vita umana; una riflessione che è nata dopo la legalizzazione dell’aborto (il "genocidio silenzioso" che ha già fatto in Italia oltre 5 milioni di vittime), ma che ogni anno prende spunto anche dall’attualità.


Non poteva quindi mancare nel 2010 una riflessione sul rapporto tra vita e crisi economica: si pensa infatti che il calo demografico sia legato, tra le tante cause che lo possono determinare, anche al diminuito livello economico delle famiglie.


La storia degli ultimi quarant’anni sembra però suggerire il contrario: il declino occupazionale ed economico del nostro Paese da un ventennio segue infatti temporalmente il crollo delle nascite. La denatalità è una delle cause (e non l’effetto) della recessione....

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Arbasia rivive in un romanzo

Probabilmente non tutti sono a conoscenza del fatto che fra i protagonisti dell’ultimo romanzo di Ildefonso Falcones, La mano di Fatima, vi è anche il pittore saluzzese Cesare Arbasia. Ricordiamo che Falcones è lo scrittore e avvocato spagnolo che nel 2007 ottenne, con La cattedrale del mare – oltre quattro milioni di copie vendute in 40 paesi – un grandissimo successo editoriale e di pubblico. Il nuovo romanzo, La mano di Fatima appunto, uscito in Italia nel novembre scorso, è ambientato nel sud della Spagna del XVI secolo e tratta delle tormentate vicende e delle lotte civili e religiose che caratterizzarono quel periodo. Il protagonista del racconto è il giovane Hernando, un musulmano convertito forzatamente al cristianesimo che, dopo alterne vicende, conosce e stringe amicizia con il pittore saluzzese Arbasia. Nella narrazione l’incontro avviene nella suggestiva Mezquita, la moschea-cattedrale di Cordoba, scenario di vari episodi cruciali dell’opera narrativa. Nel romanzo si legge infatti che nella cattedrale Hernando "riusciva a trovare tranquillità mentre contemplava Cesare Arbasia, il maestro italiano che dipingeva e decorava la cappella da terra fino alla volta, comprese le pareti e i doppi archi". Secondo Falcones l’artista di Saluzzo voleva costruire e dipingere tale cappella "a immagine e somiglianza della Sistina di San Pietro a Roma".


L’edificio dove avvenne l’incontro è un luogo particolarmente suggestivo e ricco di storia. Infatti, fino all’VIII secolo, era una basilica cristiana, sulle cui rovine i musulmani edificarono la più grande moschea della Spagna. Dopo la "riconquista" compiuta da Ferdinando III di Castiglia nel 1236 la struttura, pur subendo modifiche e rimaneggiamenti, mantenne parte degli elementi decorativi tipici dell’arte islamica. L’unione di elementi stilistici diversi conferiscono alla cattedrale di Cordoba un fascino e un effetto architettonico impressionante ed originale, a testimonianza delle alterne vicende della sua storia.


Per quanto ci riguarda, interessante è constatare la scelta operata da Falcones di servirsi delle qualità artistiche e della personalità del maestro Arbasia per dar risalto al suo racconto. Un romanzo con una "trama ricca di amori, rivalse e intrighi" che la critica ha definito "pieno d’avventura ma in continua relazione con i fatti storici".


Ricordiamo che scarse e imprecise sono le notizie relative ai primi anni di vita dell’Arbasia, in arte anche chiamato Cesare Piemontese. Sappiamo che l’artista nacque nella capitale del marchesato intorno alla metà del XVI secolo (1547?) da una famiglia originaria di Costigliole. Poche sono altresì le informazioni inerenti la sua educazione e formazione; da alcuni documenti dell’epoca e dagli avvenimenti ricostruiti dallo storico Savio sappiamo che Arbasia "si diede all’arte in giovanissima età perché nel 1567 lavorava già a Saluzzo con il pittore locale Francesco Serponte". Tra il 1570 e il 1575 fu a Roma, dove dipinse "alcuni paesaggi nelle sale ducali del Vaticano e più precisamente nell’anticamera della sala regia". Nella capitale l’artista saluzzese affrescò inoltre, in collaborazione con lo spagnolo Pablo Céspedes, alcune pareti della chiesa della Trinità dei Monti. In quel periodo nel medesimo edificio operavano diversi pittori, fra cui i famosi fratelli Zuccai, che sicuramente influenzarono lo stile degli artisti più giovani. Fu però soprattutto l’amicizia con il pittore Céspedes, del quale riprese e rielaborò il gusto per la natura e per le architetture del passato, a determinare la decisione di trasferirsi in Spagna. Nella Penisola Iberica l’Arbasia realizzò dei veri capolavori figurativi. Intorno al 1579 affrescò la cappella Maggiore della cattedrale di Malaga, in seguito "lo troviamo a dipingere i saloni e le stanze del palazzo del marchese di Santa Cruz a El Viso nella Mancia". La sua più importante opera sono però gli affreschi compiuti nella chiesa-moschea di Cordoba, dichiarata recentemente dall’Unesco patrimonio dell’umanità. In questa cattedrale - visitata ogni anno da oltre un milione di turisti - il pittore saluzzese dipinse, tra il 1583 e il 1586, la "cappella del Sagrario", un ciclo pittorico in cui sono rappresentati alcuni episodi della vita di Gesù e figure di profeti e martiri. Come già sottolineato, il tema iconografico di tali affreschi, ancora in ottimo stato di conservazione, ha ispirato il nuovo romanzo di Ildefonso Falcones.


Negli ultimi anni del XVI secolo, dopo il lungo soggiorno spagnolo, l’Arbasia fece ritorno in Italia. Con lo stimato maestro e amico Federico Zuccari, definito dalla critica "il ribelle del Cinquecento", fondò a Roma l’accademia di S. Luca. Nel 1601 l’Arbasia fece rientro in Piemonte, poiché nominato dal duca Carlo Emanuele I di Savoia "commissario delle riparazioni e fortificazioni del marchesato di Saluzzo, Centallo e valli di Stura". Fra le più significative creazioni realizzate nella provincia di Cuneo ricordiamo gli affreschi e dipinti della chiesa di San Pietro a Savigliano, quelli sulla facciata dell’antico palazzo comunale di Saluzzo e presso il castello di Lagnasco.


Cesare Arbasia sposò Virginia Vacca, da cui ebbe cinque figli; il pittore saluzzese si spense nel 1607.


pierpaolo bindolo


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