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N. 9 del 04/03/2010  
10/09/2010 18.49.09

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   DONNE   
In prima linea contro la violenza

SAVIGLIANO - La loro sede si trova in pieno centro ma sul campanello c’è scritto semplicemente "associazione": per garantire la massima riservatezza, a tutela delle donne che si rivolgono a loro in cerca di aiuto. "Mai + Sole" è nata a Savigliano quattro anni fa per iniziativa di un gruppo di donne. Alcune di loro, come la referente Adonella Fiorito, ex consigliere comunale con il sindaco Soave, di professione estetista, e Ornella Ghione, insegnante di scuola dell’infanzia, sono amiche di lunga data; molte erano già attive nel volontariato. "Volevamo impegnarci in un settore "scoperto", - ricorda Adonella Fiorito - ci siamo guardate intorno per sondare le necessità del territorio ed abbiamo visto che c’era bisogno di qualcuno che offrisse un aiuto alle donne vittime di violenza domestica, sia fisica che psicologica".


Capita che una donna arrivi malconcia, magari di notte, al Pronto soccorso, viene medicata e poi dimessa: ma dove va? "Se non é proprio in fin di vita non la ricoverano, ma a casa non può tornare, dal marito che l’ha picchiata". Allora chiama il numero di cellulare di Mai+Sole (335/1701008), che rimane acceso 24 ore su 24. "Abbiamo una casa di accoglienza per le emergenze, una struttura segreta con tre posti letto, per offrire alla donna sola o con i figli un rifugio temporaneo (per una settimana, 10 giorni al massimo) e l’opportunità di chiarirsi le idee, di decidere che cosa fare: rivolgersi ai servizi sociali, oppure tornare a casa, o iniziare un percorso di uscita".


Quello di Mai+Sole (un nome e un marchio nato intorno al tavolo di una pizzeria, con il contributo di un’amica che si occupa di grafica) è un volontariato molto particolare, che richiede una certa preparazione: "Prima di partire abbiamo seguito un corso di formazione con due psicologhe, per imparare ad ascoltare e tutelarci". Poi si sono presentate agli operatori del Pronto soccorso (con il quale hanno stilato un protocollo d’intesa), ai Carabinieri e alla Polizia. E per farsi conoscere hanno stampato volantini distribuiti un po’ ovunque, specie in posti "strategici", come l’ospedale, la stazione ferroviaria, le scuole ad esempio. L’associazione ha anche un sito internet sul quale pubblica le sue iniziative e dove è possibile rispondere ad un questionario per capire se si è vittima di violenza domestica.


Oggi il gruppo è composto da una decina di volontarie, non tutte in "prima linea", ma impegnate con mansioni diverse, a seconda delle competenze: "Abbiamo tre telefoni attivi 24 ore al giorno per essere sempre rintracciabili". Perché nessuna richiesta di aiuto rimanga senza risposta. "Il grosso problema di questo tipo di servizio è che non può essere pianificato - prosegue Adonella Fiorito - Nel 2008, ad esempio abbiamo ospitato persone per un’ottantina di notti. Tre posti sembrano pochi, specie se consideriamo che siamo le sole ad offrire questo tipo di supporto nel Cuneese, ma se pensiamo che a Torino i posti sono soltanto sette…"


Chi si rivolge a voi? Italiane, straniere, ragazze giovani, donne di mezza età…?


"All’inizio ci chiamavano soltanto le italiane. Ora anche le donne straniere cominciano a ribellarsi…. C’è la giovanissima e la donna di 70 anni, ma sovente hanno tra i 30 e i 40 anni".


Quali consigli date a una donna vittima di violenza?


"La ascoltiamo, innanzitutto. E rispettiamo sempre le sue idee: se fa una scelta le diamo una mano, se ne fa un’altra le diamo una mano comunque. A volte ci limitiamo a dare informazioni sui servizi presenti sul territorio: abbiamo constatato che esiste una realtà sommersa, anche tra gli italiani, di persone che non hanno strumenti… In certi casi chiediamo l’intervento di una psicologa o di un legale. Altre volte, grazie alla rete di collaborazione con altre associazioni, la aiutiamo a cercare casa, a recuperare mobili ed anche vestiti".


Dopo aver subito violenze le donne in genere lasciano il marito?


"Non sempre, anzi in molti casi, dopo un periodo di allontanamento, tornano a casa. Quando noi donne siamo innamorate non riusciamo ad essere obiettive. E poi, andarsene di casa con una valigia non è facile, specie se ci sono i figli e se la donna non ha un’autonomia economica. Di questi tempi non è semplice neppure trovare parenti o amici disposti ad ospitarla. Ci sono situazioni in cui la donna è riuscita ad andarsene, ha ottenuto l’affidamento del figlio, lavora… Noi comunque non istighiamo mai la donna ad andarsene, né ce l’abbiamo con gli uomini per partito preso, capita che anche loro, sia pure di rado, subiscano violenze…


Rispetto al passato, oggi si parla molto di violenza domestica, ma spesso non si denuncia, anche perché passano mesi prima che il tribunale convochi la vittima di violenza. L’abbiamo detto al presidente del Tribunale di Saluzzo: nel frattempo la donna può essere stata uccisa o aver risolto il problema in altro modo".


Quali requisiti deve avere una volontaria di "Mai+Sole"?


"Discrezione, innanzitutto; non giudicare; disponibilità all’ascolto attivo".


susanna agnese


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