SALUZZO -
Dalla scorsa settimana quello che per oltre 150 anni fu l’istituto delle Orsoline ha chiuso definitivamente i battenti. Gli ultimi a lasciare il grande edificio di via San Giovanni sono stati i bambini dell’asilo che venerdì 23 luglio hanno partecipato all’ultimo giorno di scuola. Dal prossimo settembre verranno accolti al San Giuseppe, in corso Piemonte, dove sono in corso i lavori per allestire la quarta sezione.
La decisione del trasferimento è stata presa dall’Opera pastorale Beato Ancina che già gestisce il San Giuseppe e che, dopo la partenza delle suore Orsoline, si era accollata la gestione dell’asilo posto nel centro storico. L’asilo delle Orsoline ospitava quest’anno 24 bambini, con 2 maestre, una cuoca ed una bidella. Andranno ad aggiungersi ai settanta che già frequentano il San Giuseppe.
E così la parte alta della città perde un’altra parte di servizi ed "acquista" un grande edificio che ora vivrà un inevitabile periodo di chiusura in attesa di un futuro che sembra scritto solo a metà. La grande casa è, infatti, divisa in due distinti caseggiati: dal lato verso Casa Cavassa c’è il palazzo già Martina di Corneliano che le suore hanno già venduto ad una finanziaria (in previsione una serie abitazioni private), mentre verso San Giovanni c’è il palazzo già Conte Pensa di Marsaglia che vedrà a breve il passaggio alla Diocesi di Saluzzo (toccherà al consiglio degli affari economici ipotizzarne l’uso). Resta il grande terreno e la casa delle Clarisse posta a fianco della Castiglia, oltre via S. Chiara (è raggiungibile dalle Orsoline con un passaggio sotto la strada), entrata nel pacchetto venduto ai privati, e per i quali si guardava con interesse ad un futuro pubblico (parco? parcheggio?) che in questo momento di bilanci all’osso appare improbabile.
Al momento l’asilo poteva proseguire la sua opera grazie ad un contratto di comodato, ma aveva aule e servizi in entrambi i palazzi dei quali la Soprintendenza ai beni artistici ha ribadito la divisione. Spostarlo in un’unica parte avrebbe comportato molti lavori, troppo onerosi, «costi, come quelli per il riscaldamento, che già ora erano insostenibili» spiega Giovanni Viano, amministratore dell’Opera Ancina e cassiere delle rette dei due asili.
«Abbiamo interpellato le famiglie - dice don Oreste Franco, presidente dell’Opera Ancina - e salvo qualche lamentela, più che altro nostalgica, la maggior parte hanno approvato la scelta. Da settembre al San Giuseppe potremo ospitare una novantina di bambini, riunificando il personale dei due asili».
lorenzo francesconi