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Abbiamo ancora gli occhi pieni di meraviglia e di gioia per la grande celebrazione sulla sterminato piazzale di san Pietro durante la quale papa Francesco ha dichiarato santi due Papi:
Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II... Due papi che ci hanno accompagnati in questi anni, due Papi così diversi per formazione e per indole, due papi che mi hanno accompagnato nei miei ultimi anni di seminario e negli ormai cinquanta anni di sacerdozio... Al Papa Roncalli sono debitore della dispensa che mi ha concesso particolare per essere ordinato sacerdote a ventidue anni (mancavano due mesi ai ventitre prescritti) ed ho avuto occasione in una visita in Vaticano di ringraziarlo personalmente. La sua elezione ha portato davvero una ventata nuova nella chiesa e l'intuizione del Concilio è stata una autentica rivoluzione nella chiesa, fino ad allora ingessata nella prescrizioni della lingua latina e di una passiva partecipazione alla liturgia e alla vita ecclesiale.
Il Concilio è stato poi una esplosione di novità, di aria più respirabile, di apertura e di appropriazione da parte della gente della parola di Dio, di una liturgia non più ingessata in riti incomprensibili, di Parola messa in mano ai fedeli, di aperture verso tutti... Un vero ed autentico dono di Dio per il suo popolo.
Dopo Giovanni XXIII viene eletto Paolo VI, anche lui un grande Papa vissuto in un periodo estremamente difficile per la società e la chiesa soprattutto in Italia: tempo del terrorismo, di tensioni enormi. Dal papa Giovanni sorridente e poetico si passa al Papa quasi piegato sotto il peso delle sue responsabilità, ma sempre lucido e fermo. Tempo del terrorismo che ha il culmine della cattura ed uccisione di Aldo Moro. Montini un santo anche lui... anche se non elevato agli onori degli altari..
E venne il Papa polacco che prese i nomi dei suoi predecessori Giovanni Paolo e che attiró immediatamente la simpatia della gente, con il suo fare accattivante, con la sua verve, il suo italiano un poco approssimativo... Finalmente un papa non italiano che rompeva un poco il monopolio del pontificato da parte degli italiani. Una ventata di universalità e di novità. Un Papa dall'approccio facile con tutti, capace di attirare giovani e meno giovani, un grande devoto della Madonna. Un papa che subisce anche l'attentato e che si salva quasi miracolosamente. Un Papa acclamato ed anche da alcuni criticato. Un papa che negli ultimi tempi ha faticato non poco nel suo alto incarico.... con l'aumento dei problemi e della malattia...
Papa Francesco ha dichiarati ambedue santi senza la lungaggine di processi canonici e di lunghe attese.
Sappiamo che vi sono state anche divergenze e pareri diversi su questo regalo di papa Francesco. Personalmente, pur nella gioia di questi nuovi santi, continuo a sentire in cuore una certa difficoltà. Mi aspettavo da Papa Francesco il dono della dichiarazione di altri santi, che in questi ultimi tempi hanno lasciato tracce luminose nella vita della chiesa e della società. Penso a dom Helder Camara, questo indomito difensore dei poveri e della liberazione degli oppressi, penso a Monsignor Romero che ha pagato con la vita la sua difesa degli ultimi, a don Puglisi e a tanti altri preti e laici che hanno pagato con la vita la lotta contro la mafia e alla corruzione. E l'elenco potrebbe allungarsi....
Tempi brevissimi per i due papi e tempi , speriamo non lunghissimi, per questi altri testimoni in cui si possono identificare, più che nei Papi, i tanti autentici santi con cui condividiamo la gioia e le fatiche della fede? Ci auguriamo che presto il santorale si arricchisca di santi che escano un pochino dai soliti schemi e che diventino stimolo ed esempio per i cristiani e non di oggi e di domani.

Luciano Marco


Giovedì 8, Maggio 2014
Le analisi e le statistiche che implacabilmente, in questo periodo dell'anno, fotografano l'andamento dell'economia e del lavoro nell'anno precedente evidenziano, per la nostra provincia, il perdurare di una crisi produttiva ed occupazionale che continua a manifestare drammaticamente i propri effetti anche nel nostro territorio.
I dati, ma ovviamente anche la nostra esperienza quotidiana, ce lo ricordano costantemente: il 2013 è stato un anno durissimo, l'ennesimo di una crisi lunga e profonda. La cassa integrazione è aumentata del 29% (del 33,7% per i comparti industriali); il tasso di disoccupazione provinciale negli anni della crisi è triplicato, passando dal 2,2% del 2007 (quasi inesistente) al 6,9% del 2013 (una crescita esponenziale in così breve tempo non ha precedenti); le persone attivamente in cerca di occupazione in provincia di Cuneo sono 19.000, rispetto alle 17.000 del 2012. Il tessuto imprenditoriale cuneese ha subito una nuova contrazione (un saldo negativo di 750 aziende secondo l'analisi della Camera di Commercio).
Questo è il quadro: la vera incognita per il futuro è pertanto capire quando l'economia italiana invertirà realmente la rotta, quando l'economia di questo territorio invertirà davvero la rotta.
Sono presenti, in effetti, alcuni elementi di positività, primo tra tutti l'andamento crescente dell'industria provinciale registrato per due trimestri consecutivi (dopo sette trimestri di flessione). Si tratta tuttavia di incrementi poco sopra lo zero.
Ritengo quindi che l'ottimismo (di cui abbiamo comunque tutti un gran bisogno) sia assolutamente prematuro e fuori luogo per le tante, troppe famiglie che continuano a pagare un prezzo altissimo alla crisi e sono convinto che si potrà parlare di ripresa solamente nel momento in cui si vedranno segnali positivi e consolidati di crescita dell'occupazione, segnali purtroppo ancora lontani.
E' pertanto indispensabile sostenere la ripresa dei consumi intervenendo in modo strutturale sul carico fiscale anche ponendo un freno all'andamento eccessivo e fuori controllo del fisco territoriale; realizzare interventi infrastrutturali e riproporre un nuovo modello di edilizia nel territorio; rilanciare le politiche di sviluppo e di crescita della competitività delle imprese valorizzando le eccellenze territoriali, favorendo investimenti nella ricerca e nell'innovazione e riattivando il flusso del credito; consolidare un sistema di relazioni sindacali basato su regole certe e definite in materia di rappresentanza ed efficacia della contrattazione collettiva così come previsto nel recente testo unico sottoscritto da Cgil Cisl Uil e Confindustria; offrire stabilità e certezze al sistema degli ammortizzatori sociali e puntare sulla formazione e la riqualificazione professionale dei lavoratori, rilanciando l'apprendistato per i giovani; valorizzare le politiche della scuola, le politiche della salute, i servizi collettivi fondamentali (come il trasporto pubblico) e le politiche sociali indirizzate al sostegno delle famiglie e degli anziani e finalizzate al contrasto alla povertà, alla solitudine e all'esclusione sociale, scolastica e lavorativa, fenomeni purtroppo in crescita anche nella nostra provincia.
Credo che queste siano le basi giuste dalle quali ripartire per sviluppare il dibattito, le proposte e il confronto tra le istituzioni, le forze politiche, sociali ed economiche, anche e soprattutto ripartendo dal territorio.

Massimiliano Campana - Segretario generale Cisl - Cuneo


Giovedì 27, Marzo 2014
Gent mo Direttore
«Oggi, seppur in un contesto storico completamente diverso da quello degli anni '40, la nostra autonomia è nuovamente in pericolo e, con essa, è in pericolo una componente fondamentale dell'identità del popolo delle Alpi» così il Presidente della Regione Autonoma Valle d'Aosta esprimeva le sue preoccupazioni il 23 febbraio scorso durante la festa dell'autonomia.
Circa un mese dopo sul profilo twitter del parlamentare Pd, Dario Ginefra appariva questa frase sconcertante 'Che senso hanno regioni come la Basilicata, il Molise o la Valle d'Aosta? Sommate non raggiungono gli abitanti di Milano' e proprio nel giorno in cui i rappresentanti delle Regioni italiane, hanno incontrato il presidente del Consiglio Matteo Renzi per discutere di riforme e del nuovo assetto dello Stato
La legge della montagna approvata dalla Regione Piemonte in un clima da fine regime con il voto compatto della sinistra più FI e frange di altri partiti riflette specificatamente le parole del deputato Ginefra. Cosa vogliono questi comuni ultimo emblema di democrazia diretta ma privi di consistenza numerica? Non contano nulla eccetto dare la possibilità a politici non di primo pelo, ma in disgrazia di sedersi su poltrone più o meno comode. E allora approviamo la legge in fretta e furia dimenticandoci anche che il Disegno di L.R. 29/10/2013 n. 373 prevedeva, all'art. 15, le norme transitorie per il passaggio dalle Comunità Montane alle Unioni di Comuni. L'articolo è stato stralciato, dimenticato? Non si sa. Adesso, è rimasto solo l'art. 11 (Risorse umane e strumentali), secondo cui o c'è un accordo tra CC.MM. ed Unioni per la messa a disposizione di beni e personale oppure, se non si addiviene ad un'intesa, c'è una sorta di intervento sostitutivo della Regione. Ma questo sicuramente lo supereremo all'italiana con un decreto che forse non verrà neppur approvato dall'assemblea, ma la cosa più interessante è il fatto che per mantenere gli oltre 400 dipendenti delle future Unioni ci vogliono 12 milioni di euro e per le spese ordinarie altri 4 milioni di euro per un totale di 16 milioni. Ma a disposizione del fondo regionale della montagna noi abbiamo solo 14 milioni di euro che in effetti secondo l'assessore Vignale gran ideatore e lungimirante legislatore, dovevano servire per incentivare l'economia delle Terre Alte . Chi li mette adesso i due milioni mancanti? Inoltre annulliamo tutti gli investimenti? La legge dice che alle Unioni sono conferite dai comuni partecipanti le risorse umane e strumentali necessarie all'esercizio delle funzioni loro attribuite ossia i comuni devono coprire anche gli ammanchi di bilancio. Senza il conteggio delle rate dei mutui e i pagamenti antecedentemente contratti dalle Comunità Montane. La soluzione potrebbe essere quella di razziare le risorse ai Comuni virtuosi che non sono entrati nelle Unioni e che hanno siglato tra di loro delle convenzioni e che attualmente, per logica del ragionamento del deputato Ginefra non possono attingere - per fortuna - al fondo montagna della Regione. Ho paura che sicuramente questa soluzione certi lungimiranti legislatori la stanno perseguendo!
Ma i tanti sindaci che innocentemente stanno aderendo alle Unioni la legge sulla Montagna l'hanno letta? O almeno si sono resi conto che l'ultimo baluardo di democrazia diretta sono proprio loro e che le organizzazioni sovracomunali tipo l'Uncem stanno solo distruggendo l'ultima possibilità per il cittadino di esprimere un loro Sindaco? Le Unioni sono l'anticamera della morte dei Comuni. Ci sarà un solo super sindaco catapultato dai partiti che in seconda elezione gestirà un territorio vastissimo che non conosce e non gli interessa conoscere. Noi non abbiamo bisogno di super sindaci ma di autonomia amministra. Ci vuole una zona franca per la montagna. Non vi siete mai chiesti perché in certi piccoli comuni vi trovate sindaci ed amministratori che con gesti di profonda generosità amministrano da Torino gratuitamente piccoli comuni con 35 persone residenti tutto l'anno. Peccato che poi questi personaggi ce li troviamo a capo di Enti sovracomunali con lauti stipendi. Per accedere a quei posti bisogna peró almeno essere consigliere di un piccolo comune. Ma qualche chilometro per i consigli valgon bene un cadreghino!!
Non voglio dilungarmi ma esorto tutti gli amministratori onesti della montagna a opporsi a questa legge, riflettere e non scoraggiarsi perché 'Un peuple n'est vaincu que lorsqu'il se déclare tel. Un popolo non è vinto fino a quando non lo dichiara lui stesso'

Arneodo Mauro- Escolo de Sancto Lucio de Coumboscuro


Giovedì 27, Marzo 2014


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