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Gentile Direttore
vorrei esprimere la mia grande preoccupazione per questa infausta riforma elettorale attualmente all'esame della Camera, anche perchè ci stanno mostrando un film ben diverso rispetto alla effettiva realtà. Infatti i mezzi di informazione nazionale presentano la recente accelerazione sulla legge elettorale come una 'scossa' dopo anni di immobilismo e di ....'porcellum'. Non è esattamente così: si trascura un fatto estremamente importante avvenuto nel dicembre scorso: il 'porcellum' è stato sbriciolato dalla Corte Costituzionale, la quale nelle motivazioni pubblicate il 12 gennaio ha chiarito che se si tornasse a votare oggi non ci sarebbe più il premio di maggioranza (incostituzionale in quanto eccessivo) e soprattutto - è questo il punto cruciale - ci sarebbe consentito esprimere un voto di preferenza, visto che le liste bloccate 'lunghe' sono state dichiarate illegittime. Insomma, oggi la Corte ha restituito al cittadino il diritto di scegliere i propri parlamentari, anche se l'eliminazione del premio di maggioranza non favorisce la governabilità. Erano passati appena 4 giorni da questo terremoto normativo, quando le più note forze politiche (che per anni hanno detto di voler cambiare la legge elettorale senza peró fare mai nulla) hanno improvvisamente stretto il nuovo accordo per la riforma. A me sembra evidente che il loro intento non sia quello di superare il 'porcellum', come vogliono farci credere, ma quello di ripristinarlo (ben mascherato) prima che il popolo si accorga di avere finalmente riacquistato il diritto di scelta su deputati e senatori. Ed infatti la riforma è orientata in questo senso:
- si è reintrodotto il premio di maggioranza, esattamente come era nel porcellum, con l'unica variante che se nessuno raggiunge il 37% dei voti, il premio è assegnato a chi vince il successivo ballottaggio tra i primi due classificati.
- si sono reintrodotte le liste bloccate benchè con liste più corte, ma non così corte da mettere a rischio l'elezione dei raccomandatissimi in cima alla lista. Sarà di nuovo un Parlamento di nominati, preoccupati di compiacere il capo del partito piuttosto che gli elettori;
- si sono introdotte soglie di sbarramento ancora più alte del porcellum, per tagliar fuori i piccoli partiti (i piccoli partiti 'si arrangiano' aveva detto Renzi dopo il summit con Berlusconi), senonchè hanno poi introdotto la clausola salva-Lega, poi il salva-Alfano, adesso è in arrivo anche la clausola salva-SEL che di riflesso salverà anche Fratelli d'Italia. Resterebbe fuori Casini, ma se ne prende cura Berlusconi personalmente. E allora dove stanno le novità?
Peraltro la proposta di legge prevede una serie impressionante di anomalie: mi limito a segnalarne due:
1) se una coalizione ottiene il 37% dei voti (o più), ma solo un partito al suo interno supera la soglia di sbarramento del 4,5%, (ipotizziamo che questo partitoá raggiunga da solo il 20%) questo si vedrà assegnati tutti, proprio tutti i seggi della coalizione ed in più il premio di maggioranza che gli consente di arrivare al 53%. In pratica, col 20% dei voti avrebbe quasi il triplo dei seggi. Per di più questo partito avrà tutto l'interesse a ostacolare i suoi stessi alleati affinchè non raggiungano il 4,5%, in modo da poterne divorare i voti ed i seggi: una vera guerra fratricida!
2) L'accordo Renzi-Berlusconi prevede anche la abrogazione del Senato come Camera elettiva, ma per fare ció serve una modifica della Costituzione. E allora saggezza vuole che PRIMA si abroghi il Senato e POI si riformi la legge elettorale. Se invece quest'ultima viene cambiata prima, chi ci assicura che poi il Senato accetterà, a scrutinio segreto, e con una maggioranza qualificata, di abrogare ....se stesso? Io son convinto che alla fine il bicameralismo sopravviverà. E allora, se restano le due Camere dopo l'introduzione dell'Italicum, cosa succederá se alla Camera e al Senato dovessero vincere al ballottaggio (o anche al primo turno) due coalizioni opposte? Si ripropone quindi, addirittura aggravato, il rischio delle due Camere con maggioranze diverse, esattamente come è avvenuto il 24 febbraio scorso con il porcellum.
Tutto ció mi convince ancor di più che la goffa corsa per questa riforma si spiega solo con l'interesse dei partiti di riprendersi al più presto il potere di nominare i parlamentari, ed io spero vivamente che tale obiettivo non sia raggiunto, visto che su questo punto si gioca la qualità della nostra democrazia.
La mia proposta sarebbe quella di lasciare la attuale legge così come è stata corretta dalla Corte (proporzionale con voto di preferenza e sbarramento al 2 o 4%) Aggiungerei solo un premio di maggioranza del 6 o 7% come incentivo per favorire le aggregazioni e quindi un po' di governabilitá.
Anche l'Italicum potrebbe andar bene (dopo l'abrogazione del Senato) ma solo se si lasciasse il diritto dei cittadini di esprimere un voto di preferenza e si riducessero al minimo le soglie di sbarramento. D'altra parte, una volta che sia previsto un premio di governabilità alla coalizione più votata, che ragione ci sarebbe per sbarrare la strada alle piccole formazioni politiche destinate all'opposizione?

Antonello Portera


Giovedý 13, Febbraio 2014
Gent. direttore,
ho letto la lettera del sig. Franco Craveri che fa una proposta tesa a rimediare al dilagare della corruzione, lo ringrazio perché mi offre la possibilità di esprimere un'opinione su cui rifletto da tempo. Le dico con estrema franchezza che la sua proposta non mi convince perché limitativa e perché non agisce alla radice del male anzi la elude, non la tiene in considerazione. Purtroppo, non vi sono istituzioni civili o religiose che possono vantare l'incorruttibilità, sono rette da uomini che hanno cuori feriti. Cristianamente parlando le diró che il peccato c'è e non risparmia nessuno, e che è necessario 'curarsi', seguire una 'terapia' che definiamo conversione. Qualcuno in passato ebbe a dire, a ragione lo abbiamo ben visto, che neppure le secolari mura della Santa Sede sono impermeabili all'agire del male. L'attualità storica che viviamo, ce la siamo costruita passo dopo passo con le nostre stesse mani, anche se la responsabilità non è tutta nostra, abbiamo sostenuto vigorosamente e stoltamente e a colpi di mannaia reciso, generalizzando e senza discernimento alcuno, un'azione pervicace che ha progressivamente frenato, ostacolato fino a impedire l'opera di guarigione e di liberazione che la missione cristiana ha esercitato, in particolare sul continente europeo, in molti secoli e ovunque liberamente ha potuto agire. Oggi raccogliamo i frutti di questa semina, questa tremenda mala pianta dilaga, impoverisce, soffoca ogni cosa, in primis il cuore umano, le imprese, le istituzioni. Leggi, ordinamenti, sanzioni anche più severe sono necessarie ma non sono e non saranno mai sufficienti se non mi mette mano alla formazione, all'educazione cristiana dell'uomo, prova ne sono certi regimi ove si tagliano ancora le mani ai ladri ma la corruzione persiste. Anche lo stato della giustizia, la sua applicazione è farraginosa i dati rilasciati dal Ministero di Grazia e Giustizia in questi giorni, sono pietosi, per cortesia lasciamo perdere la carenza d'organico, il numero di statali in questo paese è simile ad uno stato ove vige l'applicazione del socialismo reale con pari inefficienze e rispetto per il cittadino loro datore di lavoro ed elargitore di salario. In questo paese il solo avviso di garanzia, che dovrebbe tutelare l'indagato, per i media è già condanna di reato e senza appello, si distrugge senza alcun riguardo e pari capacità di difesa una persona che puó essere del tutto estranea, le si impedisce di esercitare un proprio diritto e non c'è risarcimento offerto forse, dopo lustri, penose e costose battaglie che puó ripagarti del fango con cui l'interessato, la propria famiglia ha già precedentemente pagato e chi ha commesso l'errore giudiziario non paga. Occorrerebbe il rispetto della segretezza, velocità e imparzialità di indagine e giudizio, ammetterei una preventiva forma non di sequestro ma di congelamento dei beni forse converrei anche sulla sospensione dell'incarico ma sto immaginando, parlando fuori della realtà di un sistema che non c'è. È venuta meno la formazione, l'educazione cristiana, che non sempre faceva sbocciare l'amore a Cristo e la sua sequela ma spesso, non sempre, il cuore umano resta sempre nelle sue profondità un mistero, forgiava buoni cittadini e buoni e onesti servitori della cosa pubblica. Abbiamo di recente onorato le spoglie mortali di S. Giovanni Bosco che aveva tra i suoi motti la precisa convinzione che facendo buoni cristiani si sarebbero fatti buoni cittadini e così è stato e così è ove si lascia educare a Cristo. Una delle parole del decalogo, così le definisce Papa Francesco, dice: 'Non rubare'. Il frutto di una semina di ribellione a Dio, rifiuto di intraprendere un cammino di conversione, il sostituirsi a Dio stesso ha generato e genererà sempre più la corruzione dell'uomo che si riflette si espande, anche nella corruzione economica come conseguenza. Il diritto è necessario, la sanzione pure ma se continueremo, persisteremo ad anteporre al disegno del Creatore il 'nuovo ordine' della creatura, saranno spazzati via o per dirla con le parole della Sacra Scrittura la vigna del Signore vi sarà tolta e sarà data ad altri che la faranno fruttificare. Già perché il padrone della vigna tollera fino a un certo punto che il cinghiale del bosco la devasti e che se ne pasci l'animale selvatico (sal. 79,14). È proprio vero che il sonno della ragione genera mostri, la corruzione economica ne è solo un aspetto, nemmeno il più grave.

Adriano Anghilante


Giovedý 6, Febbraio 2014
La persona con disabilità è titolare di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali appartenenti al vigente Diritto internazionale, nonché alle Costituzioni democratiche. Ogni persona con disabilità, quindi, deve essere messa nella condizione di prendere, in modo autonomo e con autodeterminazione, le decisioni che riguardano la condizione della propria esistenza, ossia deve avere la possibilità di portare avanti il proprio progetto di vita. Così è sancito nella Convenzione delle Nazioni Unite e che lo Stato Italiano ha fatto suo con la legge 18/2009. La possibilità di pianificare le scelte che riguardano la propria vita, senza costrizioni o limitazioni ingiustificate da parte di terzi, è un diritto umano fondamentale di tutte le persone: esso è il diritto alla vita indipendente.
Una società che rende questo diritto una prassi quotidiana, non solo è estranea alla logica dell'assistenzialismo e della pura emergenza, ma attraverso politiche ed interventi individuali è capace di andare al di là di standard progettuali predefiniti per mettersi, invece, nella prospettiva della costruzione di opportunità, che, partendo dalla storia della singola persona, sono in grado di aprirsi a scenari rispettosi delle differenze di ciascuno. Mi chiedo: cos'è che induce gli Enti locali a scelte tanto inevitabili che contrastano questo principio? La scusa che non ci sono più soldi è la più quotata, la più usata, quella che va più di moda diciamo, anche la più facile, perché si fa un mero elenco dei tagli e basta. Così l'Ente Locale, nascondendosi dietro l'alibi della scarsità delle risorse, determina un abbattimento dei costi di produzione dei servizi alle persone. Questa 'cultura del risparmio', di cui gli Enti Locali arrivano per sino a vantarsi, in quanto fonte di risparmio nei loro bilanci, dove ci porterà? Risparmiare per loro vuol dire tagliare servizi che garantiscono una migliore qualità della vita alle persone disabili, una roba che fa accapponare la pelle, una logica, una cultura che ci fa arretrare ai tempi della seconda guerra mondiale o anche prima quando le persone disabili venivano caricate su grandi navi e mandate alla deriva, chissà quante di queste nasconde il mare. Questo pensiero ci sconvolge? Quello che sta succedendo ora al presente, anche se in altre forme, è molto simile; i nostri Amministratori, vale a dire chi è preposto a salvaguardare i diritti dei cittadini, nascondendosi dietro alla frase 'mancano i soldi' ci carica sulla barca e come Ponzio Pilato se ne lava le mani e proclama a voce alta 'non sono responsabile di questi tagli, è la Regione, è lo Stato', ma purtroppo in questo caso il popolo, vale a dire le persone disabili e le loro famiglie, non hanno più la forza di insorgere per far valere il proprio diritto alla vita, quello che consente alle stesse persone con disabilità e alle loro famiglie di avere quelle facoltà che permettono loro di essere autori del proprio progetto di vita, ed ecco che il barcone dell'indifferenza sul quale ci hanno caricato e dove stiamo stipati dal troppo affollamento, si allontana dalla riva, e noi rischiamo di essere dimenticati dalle Istituzioni, di affondare, mentre i nostri Amministratori si curano che i bilanci delle loro città quadrino, perché questo da visibilità e fa conquistare consensi nelle varie classifiche.

Gian Paolo Sandri


Giovedý 30, Gennaio 2014


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