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La persona con disabilità è titolare di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali appartenenti al vigente Diritto internazionale, nonché alle Costituzioni democratiche. Ogni persona con disabilità, quindi, deve essere messa nella condizione di prendere, in modo autonomo e con autodeterminazione, le decisioni che riguardano la condizione della propria esistenza, ossia deve avere la possibilità di portare avanti il proprio progetto di vita. Così è sancito nella Convenzione delle Nazioni Unite e che lo Stato Italiano ha fatto suo con la legge 18/2009. La possibilità di pianificare le scelte che riguardano la propria vita, senza costrizioni o limitazioni ingiustificate da parte di terzi, è un diritto umano fondamentale di tutte le persone: esso è il diritto alla vita indipendente.
Una società che rende questo diritto una prassi quotidiana, non solo è estranea alla logica dell'assistenzialismo e della pura emergenza, ma attraverso politiche ed interventi individuali è capace di andare al di là di standard progettuali predefiniti per mettersi, invece, nella prospettiva della costruzione di opportunità, che, partendo dalla storia della singola persona, sono in grado di aprirsi a scenari rispettosi delle differenze di ciascuno. Mi chiedo: cos'è che induce gli Enti locali a scelte tanto inevitabili che contrastano questo principio? La scusa che non ci sono più soldi è la più quotata, la più usata, quella che va più di moda diciamo, anche la più facile, perché si fa un mero elenco dei tagli e basta. Così l'Ente Locale, nascondendosi dietro l'alibi della scarsità delle risorse, determina un abbattimento dei costi di produzione dei servizi alle persone. Questa 'cultura del risparmio', di cui gli Enti Locali arrivano per sino a vantarsi, in quanto fonte di risparmio nei loro bilanci, dove ci porterà? Risparmiare per loro vuol dire tagliare servizi che garantiscono una migliore qualità della vita alle persone disabili, una roba che fa accapponare la pelle, una logica, una cultura che ci fa arretrare ai tempi della seconda guerra mondiale o anche prima quando le persone disabili venivano caricate su grandi navi e mandate alla deriva, chissà quante di queste nasconde il mare. Questo pensiero ci sconvolge? Quello che sta succedendo ora al presente, anche se in altre forme, è molto simile; i nostri Amministratori, vale a dire chi è preposto a salvaguardare i diritti dei cittadini, nascondendosi dietro alla frase 'mancano i soldi' ci carica sulla barca e come Ponzio Pilato se ne lava le mani e proclama a voce alta 'non sono responsabile di questi tagli, è la Regione, è lo Stato', ma purtroppo in questo caso il popolo, vale a dire le persone disabili e le loro famiglie, non hanno più la forza di insorgere per far valere il proprio diritto alla vita, quello che consente alle stesse persone con disabilità e alle loro famiglie di avere quelle facoltà che permettono loro di essere autori del proprio progetto di vita, ed ecco che il barcone dell'indifferenza sul quale ci hanno caricato e dove stiamo stipati dal troppo affollamento, si allontana dalla riva, e noi rischiamo di essere dimenticati dalle Istituzioni, di affondare, mentre i nostri Amministratori si curano che i bilanci delle loro città quadrino, perché questo da visibilità e fa conquistare consensi nelle varie classifiche.

Gian Paolo Sandri


Giovedì 30, Gennaio 2014
È con molto stupore che recandomi come saluzzese al cimitero S. Maria di Paesana, ho avuto difficoltà a trovare il luogo in quanto non è indicato sulla strada comunale.
Altre persone che erano insieme a me hanno girato per diverse strade cittadine prima di individuare il sito. Particolare e sicuramente non disponibile è stato poi il modo di rispondere dell'ufficio tecnico e successivamente in altre telefonate di una impiegata comunale, quando ho pensato di segnalare a loro il fatto.
Infatti entrambi sono apparsi infastiditi da questa mia segnalazione che ritengo utile e necessaria per migliorare i servizi pubblici.
Mi resta peró un quesito al quale chiedo il sindaco sappia dare risposta: ma se un'amministrazione comunale si 'blocca' su queste piccole, ma necessarie problematiche sollevate dal pubblico, chissà di fronte a tematiche molto più importanti come gli uffici comunali preposti e soprattutto quelli cosidetti 'tecnici' sapranno con puntualità e rapidità rispondere nei modi adeguati ai cittadini?

Dott. Massimo Gullino


Giovedì 30, Gennaio 2014
Buongiorno Direttore,
ho letto sul Vostro sito l'articolo sulla perdita di abitanti di Saluzzo. Non sono saluzzese, abito a Torino, ma mi permetto di suggerire una chiave di lettura del fenomeno, sicuramente parziale ma non trascurabile, soprattutto in chiave futura.
Sono convinto che una parte della questione sia direttamente connessa alla perdita dei collegamenti ferroviari con Cuneo e con Savigliano (e quindi con Torino). E' evidente come una città di 17.000 abitanti senza collegamenti ferroviari perda attrattiva: gli abitanti in uscita possono essere fisiologici, ma viene a mancare il flusso in entrata, perché a parità di condizioni chi deve acquistare o affittare una casa lo fa dove i servizi di trasporto sono migliori. Non ho dati in proposito, ma suppongo che una parte del flusso possa essersi diretto sulla vicina Savigliano, i cui collegamenti sono senz'altro migliori.
Il discorso delle ferrovie e dei trasporti meriterebbe un discorso molto più complesso che tocca anche altri aspetti, ma per quanto riguarda gli abitanti di Saluzzo, attuali e potenziali, credo che l'argomento debba essere affrontato e risolto al più presto, prima che sia troppo tardi.

Marco Spinolo


Giovedì 23, Gennaio 2014


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