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Egr. sig. Giachino
Ho anch'io un invito da farle: diffidi delle generalizzazioni.
Lei non si è risparmiato nessun luogo comune: parla degli amministratori come di parassiti che vivono alle spalle degli altri e non hanno di meglio da fare che complicare la vita ai cittadini. Naturalmente, in quanto appartenenti alla classe politica, non conoscono ció di cui parlano, fanno le cose male e solo per calcoli elettorali, non hanno idea di come si costruisca una rotonda, di cosa sia il codice della strada e fanno cassa aumentando di 10 cts la tariffa minima del parcheggio. Nulla si sa del bottino che si realizzerà con questo aumento! Alla loro prepotenza si accompagna quella dei dipendenti comunali, anche loro occupati a vessare i cittadini. Se è stato vittima di qualche presunta ingiustizia denunci il fatto specifico senza prendersela con onesti e capaci lavoratori. Sul sito web, se preferisce sul bilancio sociale cartaceo del Comune, troverà tutti i dati che le occorrono per documentarsi su come spendiamo il denaro pubblico.
Non avendo la fortuna di conoscerla, le faccio sapere tramite il giornale che Calderoni ed io, al pari degli altri amministratori con i quali mi onoro di fare squadra, siamo cittadini che vivono del loro lavoro; che non percepiscono uno stipendio ma un'indennità di carica (il sindaco percepisce 883,34 € netti al mese senza nessun diritto accessorio, tredicesime o vitalizi per capirci); che conoscono la città e hanno l'abitudine di documentarsi prima di agire, anche sul codice della strada; che si muovono su un equilibrio tra entrate (incerte) e uscite (certe) sempre più difficile da mantenere; che ogni loro azione è frutto della mediazione tra interessi contrastanti, perché ogni atto, tanto più se apparentemente banale, come spostare un cassone dei rifiuti, sarà sempre accolto come una opportunità da alcuni e come una penalizzazione da altri.
Lei pensa che se non avessimo risorse limitate e vincoli nella spesa esiteremmo a rifare gli asfalti ogni volta che si presenta la necessità, senza limitarci ai rappezzi? Con l'occasione le rammento che anche i prossimi asfalti si faranno in primavera, nonostante il voto, perché così è da sempre. Non ha sentito parlare di riduzione dei trasferimenti statali, di patto di stabilità (un meccanismo perverso che limita le spese degli enti locali per non aumentare un debito nazionale che altri perpetuano), di aumenti delle tasse locali per trasferimento al governo centrale, di spesa sociale in continua crescita, di sfratti, di disoccupazione?
Forse le sfugge anche che, se sbagliamo, siamo tenuti a pagare in prima persona, rischio che non corre chi si limita a dire cosa sarebbe giusto che gli altri facessero. Cause civili, amministrative, corte dei conti, sono pane quotidiano per chi amministra. Dalle sue parole, dato che ci presenta come assetati di potere e di denaro pubblico, si puó anche presagire qualche reato penale sul modello della cronaca giudiziaria di Torino.Sono certo che, non potendo trovare scontrini che addebitino al pubblico spese personali, anzi non trovando affatto scontrini né ricevute, lei si renderà conto di aver commesso un errore di valutazione.
Due numeri peró glieli devo dare: l'incidentalità stradale negli ultimi 5 anni, grazie al piano complessivo di riassetto della viabilità, si è dimezzata (90 incidenti in centro abitato nel 2007, 46 nel 2012); nonostante la pedonalizzazione di corso Italia i parcheggi totali sono passati in 10 anni da 2800 a 3700, di cui 770 a pagamento, 1 su 5. In proporzione i parcheggi liberi sono aumentati del 31,5%, quelli a pagamento del 35%.
Se poi rivolge l'attenzione allo sforzo per promuovere l'uso della bicicletta in città, al bus urbano, al pedibus; se considera che già oggi le città vivibili sono quelle con più spazi di relazione e un traffico sostenibile e disciplinato; se guarda alla Saluzzo di 10 anni fa, forse sarà meno facile anche per lei sostenere che la nostra occupazione primaria sia quella di scaldare le poltrone. E le verrà più semplice usare un po' di indulgenza per gli errori che fa chi agisce. Buon natale anche a lei.

Paolo Allemano - Sindaco di Saluzzo


Giovedì 5, Dicembre 2013
Gentile Direttore,
facciamo seguito all'intervista all'Assessore provinciale Roberto Russo apparsa sul giornale da lei diretto il 21 novembre u.s.
Il Forum Provinciale delle Associazioni Familiari è una realtà che dal 2007 lavora su tutto il territorio provinciale con l'obiettivo di favorire sinergie fra le oltre 20 associazioni aderenti (Acli, Coldiretti, Papa Giovanni XXIII, Famiglie Numerose, Famiglie Nuove, Movimento Cristiano Lavoratori, Movimento per la Vita, Centro Aiuto alla Vita, Associazione Liretta, Associazione Genitori, Associazione Genitori Scuole Cattoliche, Famigliarmente, Ali Spiegate, Progetto Oasi, Progetto Amos, Uciim, Ucipem, Amci, Cif) che da molti più anni operano sul territorio con e per le famiglie, anche quelle più marginalizzate; riteniamo pertanto che possa certamente esprimersi a nome di molte delle famiglie cuneesi.
Per ció che riguarda il semplice calcolo fatto è presto riassunto: 24.120 studenti delle superiori moltiplicato per 200 giorni di scuola annui, tenuto conto di un costo medio di 4 euro a pasto, fa quasi 2 milioni di euro; tenendoci dalla parte della ragione abbiamo scritto 'più del doppio del risparmio presunto', che è pari a 800 mila euro.
Piuttosto ci pare che, proprio sull'aspetto economico, neanche la stessa Provincia possa affermare con certezza la reale somma di risparmio senza prima avere un quadro globale di come gli istituti organizzeranno il nuovo orario; infatti, se non tutti opteranno per l'introduzione dei pomeriggi, come del resto auspica lo stesso Assessore, bisognerà organizzare corse per il rientro di parte degli studenti a fine mattinata e parte a fine pomeriggio, senza dimenticare che non tutte le scuole sceglieranno i medesimi pomeriggi. Pertanto, come si puó quantificare oggi l'effettivo risparmio? Oppure le famiglie dovranno recarsi presso le scuole a recuperare i propri figli che usciranno in orari non previsti dalla provincia? Soprassediamo infine sui probabili risparmi legati al discorso riscaldamento.
Il concetto fondamentale è che se si taglia un servizio, per forza il costo ricade su chi direttamente di quel servizio ne fruisce. Affermare poi che se gli istituti allungassero di un'ora l'orario per il pranzo non esisterebbe alcun problema, significa non volersi accorgere che così facendo si costringerebbero molti ragazzi a restare fuori casa dalle ore 6.30 di mattino fino dopo le 15 de pomeriggio, con sei ore di lezione e senza un pasto decente.
Una società che riversa i costi diretti dei servizi sulle famiglie, non fa che aumentare le ingiustizie e negarsi un futuro: com'è possibile addebitare i costi di servizi basilari come la scuola su chi non ha reddito (i minori) e soprattutto, chi saranno gli adulti di domani che si prenderanno cura di quelli di oggi, delle città, dell'ambiente se non i nostri figli?
Per questo riteniamo che imporre alla scuola si adattarsi senza prima guardare agli sprechi, tagliando là dove qualcuno sta distogliendo da anni risorse importanti (ultimo esempio i gruppi consiliari in Regione) e senza neppure fare una seria analisi sulle ricadute, sia un affronto al buon senso e ai sacrifici che chi ha figli sta già facendo da troppo tempo.



Paola e Francesco Loffredo - Presidenti Forum delle associazioni familiari della provincia di Cuneo


Giovedì 5, Dicembre 2013
Egregio Direttore, mi permetto di sfruttare questo spazio per esprimere una mia personale opinione su come si stia distruggendo uno dei più bei paesini della Valle Po, Ostana, quello che un tempo era uno dei più bei borghi d'Italia.
Senza voler entrare nel merito delle opere architettoniche che sono in via di costruzione o che sono già giunte al loro termine, quello che appare evidente anche ad un occhio inesperto, quale puó essere il mio, è la totale e assoluta mancanza di rispetto, non solo verso le tradizioni architettoniche del luogo, ma anche, e cosa ancor più grave, il disprezzo delle antiche sapienze di coloro che Ostana l'hanno costruita e vissuta realmente.

Per distruggere la bellezza paesaggistica di un paese è sufficiente l'utilizzo di materiali non locali, la totale mancanza di rispetto nei confronti di un piano regolatore fatto con criteri molto seri e selettivi, e tanto, tanto impegno nel progettare scalinate, vie, piazze ed edificaci completamente estranei all'architettura locale.
Ad Ostana non ci siamo fatti mancare proprio nulla, a partire dalla realizzazione di edifici come l'ala all'ingresso del paese, che oltre ad avere un dubbio valore estetico e di utilità, preclude, a chi arriva, anche la vista di uno scorcio molto caratteristico rappresentato dal campanile della Chiesa di San Claudio, e dal Pilone votivo dedicato alla Madonna, posto proprio all'ingresso di Ostana, che un tempo davano il ben venuto a tutti coloro che entravano in paese, sia a piedi che in auto.

Certo la piazza in centro alla Villo, e le antiche vie comunali di Ostana e di Sant'Antonio non sono da meno, con le pietre rosse levigate e la pavimentazione fatta con blocchi squadrati, che oltre ad essere terribili dal punto di vista estetico, rappresentano anche un grave pericolo, a causa della loro pendenza e scivolosità , per coloro che hanno l'esigenza di usufruirne durante la stagione invernale.
Addirittura nel centro di Sat'Antonio si è assistito alla nascita di una serie di scalini mai esistiti, che oltre ad essere antiestetici, rappresentano anche un grave impedimento per tutti coloro che con passeggini, sedie a rotelle o semplicemente carrette devono raggiungere le proprie abitazioni.

La totale estraneità delle opere sopra citate rispetto all'ambiente circostante non fa che aumentare la sensazione che l'attuale Amministrazione non solo disprezzi ció che era stato realizzato dai nostri avi, ma che non voglia neppure rispettare gli ostanesi di oggi, cancellando, purtroppo per sempre, i segni di un'antica sapienza architettonica, dove l'uomo voleva quasi mimetizzare il suo passaggio cercando di integrare al meglio le proprie abitazioni, vie e piazze, fondendole assieme al paesaggio circostante.

In ultimo vorrei ancora spendere una parola sulle opere civili che la commissione edilizia ha autorizzato. Credo che l'applicazione di un piano regolatore troppo ferreo e rigido in alcuni casi possa essere deleterio, ma sono anche estremamente convinto che, una volta fatto il danno non sia più possibile tornare indietro.
Purtroppo ogni deroga al piano regolatore (tetti non consoni, finestre enormi dove una volta magari finestre neppure c'erano, altezze non rispettate) costituisce un precedente dal quale non si puó più tornare indietro, ed è per questo che stiamo assistendo alla proliferazione di case che sembrano grattacieli, con finestre che sembrano balconate, tetti che hanno proporzioni innaturali e spropositate o addirittura che si trovano su due livelli.

Sicuramente il non far nulla non causa danni ma non produce profitto, anche se in certi casi è meglio la staticità che la distruzione.
Snaturalizzare un paese (anche dal punto di vista architettonico) vuol dire strappare le radici delle persone. Come per le piante, anche per gli uomini le radici sono importanti, perché non importa quanto si allunghino, prima o poi ti riporteranno a casa, ma se una pianta viene estirpata o non riconosce più l'ambiente in cui e nata, perché viene circondata da un terreno diverso dal suo prima o dopo muore o va in cerca di un terreno più adatto ove porre le proprie radici.
Qualcuno sostiene che a Ostana, in questi anni, si siano fatti passi da gigante perchè oggi si riesce a vendere una baita, o utilizzando la definizione che ama usare il sindaco 'un cumulo di pietre', ad un prezzo molto elevato.
Io sono convinto che si debba lavorare affinché queste case, queste abitazioni, non debbano essere vendute, credo che si debba lavorare affinché i proprietari o i loro discendenti tornino a viverle e ad aggiustarle, e sono anche convinto che se invece che case di lusso le vecchie baite tornassero ad essere delle semplici abitazioni, con delle piccole finestre illuminate al posto delle enormi vetrate spente, anche Ostana tornerebbe ad essere una vera Comunità.

Gianfilippo Chiri

gianfilippo chiri


Martedì 26, Novembre 2013


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