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Leggo amaramente che il Liceo è nuovamente al centro di polemiche, quindi da intellettuale e quasi docente vorrei fare qualche riflessione su quanto successo.

Come dice il mio caro amico Gianni Sartori 'Se la scuola non funziona, se è al collasso, come da noi, il cittadino maturo e consapevole non nasce'
La mancanza di attaccamento ai valori universali, di rispetto per l'altro, del senso dello Stato, di istruzione e formazione di qualità; la mancanza di un senso civico, di opportunità lavorative e professionali generano un Paese con tante finestre rotte e nessuno sembra disposto a ripararle. In definitiva, secondo questa teoria, se piccoli difetti.

È o errori non sono puniti, si svilupperanno difetti maggiori.

È e poi crimini sempre più efferati. La teoria dei vetri rotti non si applica solo alle città in cui viviamo, ma anche alle nostre case. Anzi, questo pensiero puó aiutarci a capire l'escalation di episodi delittuosi che si stanno verificano, sempre con più frequenza, all'interno delle mura domestiche.

Se, per fare degli esempi, lasciamo degradare progressivamente la nostra casa non tinteggiando le pareti che sono in pessime condizioni; se non rivestiamo i nostri divani o poltrone deteriorate; se ci abituiamo a non pulire con dovizia i pavimenti, le stanze, i bagni della nostra abitazione o a rifare i letti tutti i giorni; se utilizziamo abitualmente parolacce; se incominciamo a non rispettare i membri della nostra famiglia, con molta probabilità si deterioreranno anche i nostri rapporti interpersonali con conseguenze imprevedibili. In pratica, se incominciamo a tollerare piccole trasgressioni, esse genereranno fenomeni di emulazione che porteranno a spirali di violenza e degrado sempre più gravi.

Tuttavia, un rimedio a questa degenerazione della società c'è e si chiama 'tolleranza zero'.

Un'espressione che potrebbe suonare come una sorta di soluzione autoritaria e repressiva ma, in realtà riguarda la prevenzione e la promozione di condizioni sociali di sicurezza.

Non si riferisce alla violenza sui trasgressori della legge né è a una manifestazione di arroganza da parte della polizia. La tolleranza zero si riferisce, piuttosto,alla condanna del reato di chi l'ha commesso.
Fu negli anni Novanta che Rudolph Giuliani, sindaco di New York, basandosi sulla teoria delle finestre rotte, applicó la strategia della tolleranza zero nella sua città.


Incominció combattendo piccole trasgressioni: graffiti che deterioravano i muri, la sporcizia che si annidava nelle stazioni, le bottiglie di vino o birra lasciate ai bordi della strada dagli ubriachi, l'evasione del pagamento del biglietto per accedere alla metro, ecc. Grazie a questa pratica che consisteva, appunto, nel non accettare la benché minima infrazione con lo scopo preventivo di evitare reati più gravi, rese la città della Grande Mela tra le metropoli più sicure al mondo.


Si dimezzarono gli omicidi e si ridussero del 30 per cento i principali reati solitamente commessi nella stessa città.

Pur non essendo esente da critiche, la politica di Giuliani diede a New York uno tra i periodi più floridi della sua storia.
Non a caso, il suo operato venne premiato con la rielezione a sindaco nel 1997.

Quindi prego la Preside Germana Muscolo, conosciuta quasi un decennio fa, di continuare sulla sua strada poiché c'è bisogno che qualcuno inizi a sanzionare certi tipi di comportamenti. Annullando, per esempio tutte le gite per i prossimi 5 anni.

Non da meno i primi a farsi un esame di coscienza e cercare di capire dove hanno sbagliato, dovrebbero essere i genitori stessi. Troppo facile lasciare tutta la responsabilità alle scuole.

Cordialmente

Dott. Marco Bove Uniwersytet Wrocławski

Postilla Finale: sicuramente ci saranno già avvocati con la bava alla bocca pronti a fare ricorso al TAR per dare ragione ai poveri studenti sospesi. Il Tar darà loro ragione? Lo sapremo nei prossimi mesi.

Marco Bove


Martedý 7, Aprile 2015
Gentile Signor Direttore,
siamo i ragazzi della Fucina Sociale, un'Associazione di promozione sociale che agisce sul territorio saluzzese organizzando incontri e promuovendo la cultura della partecipazione. Le scriviamo questa lettera sulla scia dell'entusiasmo che ci ha regalato la realizzazione dell''iPum', uno dei 'Carrinfrutta' in gara quest'anno nel Carnevale saluzzese, che si proponeva di ripercorrere la storia della riproduzione musicale dagli anni '60 ad oggi, dal giradischi all'iPum, adattamento futuristico del quasi-omonimo dispositivo Apple, l'iPod.
Realizzare materialmente un carro allegorico e partecipare alla sfilata per noi è stata un'esperienza nuova ed inaspettata, un momento di gioia e convivialità che abbiamo condiviso con moltissime persone che, con questa lettera, vorremmo ringraziare con tutto il nostro cuore poiché ci hanno donato spontaneamente aiuto materiale, ore di lavoro, tempo, idee, conforto e caffè, creando una rete di aiuto e supporto sinceri che ben rispecchiano l'idea di 'Fucina Sociale' che è nelle nostre corde. Un grazie sincero, quindi, all'associazione 'Teatroeterapia-Gruppo le Nuvole' di Savigliano, alle 'Candy Rain Cheerleaders' capitanate dall'insostituibile Marta, al Sig. Gautero per averci offerto il supporto logistico durante le sfilate, alla 'Fondazione Bertoni' per avere creduto in noi nonostante le perplessità, al 'Centro Diurno Le Nuvole' di Saluzzo per averci prestato alcuni materiali, al Sig. Franceschetti di Busca per l'attrezzatura fornitaci, all'Ing. Occelli per la biblica pazienza, ai Sig.ri Lungo, al Sig. Emilio, a Cinzia per le coreografie, a Eugenio per le caramelle, a Maria Grazia e a tutti quelli che ci hanno supportato (e soprattutto sopportato): STAY HUNGRY, STAY FóL!
Grazie a tutti e alla prossima.
I ragazzi della Fucina Sociale.

la fucina sociale


Lunedý 23, Febbraio 2015
A casa mia la Signora Giovanna Martina Enria rimarrà per sempre la Signora Jeanette. Era stato mio padre a darle quel soprannome francese quando, da giovani, lei e sua sorella Rita andavano in montagna insieme a lui e ad altri amici. E così era rimasta Jeanette, l'amica sempre sorridente e positiva, con la battuta pronta, vitale e amante della nostra città, quella che, già da lontano, mi salutava chiamandomi per nome e facendomi sentire ancora un po' ragazzina, anche ora, alle soglie dei cinquant'anni. Ma un ricordo, sopra tutti gli altri, rimane nel mio cuore: quando mio padre morì, i lunghi mesi di malattia lo avevano profondamente segnato, per cui quell'uomo così smagrito era per noi familiari, ma soprattutto per mio fratello e per me, motivo di grande dispiacere. Vennero alla camera mortuaria a salutarlo anche la Signora Jeanette e sua sorella Rita. Raccontammo loro il nostro dolore per quella figura che stentavamo a riconoscere e lei, subito pronta e sorridente, ci disse di non preoccuparci: quello era proprio il loro amico di gioventù, esattamente come lo ricordavano in montagna insieme; era, in qualche modo, quasi tornato all'origine.
Non dimenticheró quella delicatezza, segno di un'amicizia che non conosce tempo.
Grazie di tutto Signora Jeanette!
Paola Ravazzi Aimone

Paola Ravazzi Aimone


Lunedý 12, Gennaio 2015


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