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Egregio Direttore,

vorrei segnalarLe una grave disfunzione riscontrata la settimana scorsa presso l'ufficio Tributi del Comune di Saluzzo.

In vista della scadenza di metà giugno, ho calcolato l'importo dovuto per la TASI seguendo le norme ufficiali e le aliquote del Comune di Saluzzo.

A seguito dell'indicazione sul sito del Comune che l'ufficio preposto eseguiva per i singoli cittadini il calcolo della Tasi, mi sono recata presso l'ufficio tributi per un controllo ulteriore e, con mia enorme sorpresa, ho rilevato che il Comune di Saluzzo non applica le riduzioni previste dallo Stato per le abitazioni storiche soggette a vincoli dalla Sovrintendenza delle Belle Arti.

Ho fatto notare la discrepanza ma il personale allo sportello ha negato la possibilità di errori, poi ho parlato con il responsabile dell'ufficio, la quale si è accorta in quel momento che il loro programma non teneva conto di questa riduzione, ma mi ha detto che il mio calcolo era corretto e potevo tranquillamente procedere al pagamento.

In data successiva il mio inquilino si è recato anch'esso presso l'ufficio tributi per farsi effettuare il calcolo della sua quota di Tasi e l'ufficio tributi gli ha chiesto un importo che non considerava le detrazioni spettanti e soprattutto gli ha chiesto di pagare subito sia la rata di giugno che quella di dicembre.

In tal modo il cittadino che affitta una casa 'storica' e non è in grado di effettuare da solo il calcolo, si trova ad aver pagato una tassa doppia rispetto al dovuto, proprio su indicazione dell'ufficio tributi.

Inutile dire che quasi tutte le abitazioni nella parte 'alta' di Saluzzo sono case storiche che devono rispettare tutti i vincoli imposti dalle 'Belle Arti'.

Non le sembra che quanto sopra, si possa definire una prevaricazione dell'ente pubblico sui cittadini più indifesi?

Grazie dell'attenzione

Gabriella Luda

Gabriella Luda


Sabato 14, Giugno 2014
Gentile direttore,
Facciamo seguito alla lettera di alcuni docenti della nostra scuola, già pubblicata dal vostro giornale, per esporre anche le ragioni di noi studenti del 'Denina' (o almeno di una grossa maggioranza di loro) in merito alle questioni dell'orario scolastico per il prossimo anno, ragioni che peraltro nei giorni scorsi abbiamo già illustrato ai responsabili della scuola.
Si vuole ancora una volta sottolineare che la distribuzione dell'orario scolastico su cinque giorni settimanali, anziché sei, avrebbe come risultato un'enorme quantità di svantaggi, a partire dallo svolgimento di 6 ore consecutive in una mattinata con termine alle ore 13:50.
È impensabile che lo studente possa restare attento alle lezioni per così tanto tempo nonostante i due intervalli; e questo un docente con un minimo di esperienza lavorativa dovrebbe riuscire ad intuirlo.
Dato questo orario di fine lezione, gli allievi dovrebbero pranzare a metà pomeriggio, cosa poco salutare per il bilancio energetico del corpo e comunque molto problematica per la famiglia.
Oltre all'orario prolungato del mattino, ovviamente si presenterebbe anche la frequenza di un pomeriggio di due ore, che sommate alle sei precedenti provocherebbero uno stress psico-fisico notevole allo studente.
Il giorno seguente al pomeriggio scolastico, si potranno avere, e si avranno sicuramente, verifiche e interrogazioni; fatto elementare, ma assolutamente da non sottovalutare. Lo studente dovrebbe avere solamente la possibilità di ripassare, ma se l'arrivo a casa è previsto per l'ora di cena, ció come sarà possibile?
Legato al pomeriggio si ha un altro problema: la pausa a pranzo, che deve essere almeno di un'ora visto che davanti alla legge gli studenti sono considerati come lavoratori non retribuiti.
Chi gestirà i ragazzi in questa pausa?
Si avranno centinaia di ragazzi che vagheranno per Saluzzo?
Il pranzo caldo ha un costo eccessivo da poter essere affrontato tutte le settimane, per cui i ragazzi si dovrebbero accontentare di panini o di cibo 'spazzatura'.
Ma a lungo termine questo è salutare per il corpo degli adolescenti?
Sarà garantita una mensa scolastica con prezzo convenzionato per i ragazzi?
Visto questo cambiamento di orario, diverso da quello degli altri istituti di Saluzzo, verrebbe garantito il servizio autobus per il rientro alle proprie abitazioni?
Anche qui è impensabile che le ditte di trasporto aggiungano linee per agevolare gli studenti, quando non hanno i finanziamenti e si trovano costretti a sopprimerne altre.
In questo modo gli studenti sarebbero obbligati a trascorrere tempo, ormai diventato prezioso per il loro studio pomeridiano, a girovagare per la città, sempre se permesso dalle condizioni atmosferiche.
A questo punto il tempo libero a disposizione dei ragazzi si azzera, coloro che svolgono sport o altre attività culturali non avrebbero più tempo materiale per svolgerle.
Purtroppo si è capito che, nonostante si siano effettuati sondaggi e referendum sull'interrogativo 'settimana lunga o settimana breve?', e questi siano risultati nettamente a favore della settimana lunga, l'istituzione scolastica ha proposto la scansione oraria di cinque giorni settimanali con l'intenzione di porla come definitiva. Questo - riteniamo - soprattutto per il bisogno di avere il sabato libero di alcune componenti scolastiche.
Da ultimo, la settimana corta con il sabato libero e la scansione oraria proposta sottrae molto tempo libero agli studenti che potrebbero dedicare alla famiglia, alla loro vita, alle passioni, alla cultura, allo sport e, cosa non meno importante, allo studio.
Si spera che la democrazia presente nell'istituzione della scuola non venga superata da desideri personali di una minima parte di coloro che vi appartengono.


I rappresentanti di classe


Giovedý 12, Giugno 2014
A giorni incomincerà la nuova stagione della raccolta nella campagna saluzzese e il nomadismo bracciantile porterà anche quest'anno centinaia di migranti in cerca di lavoro.
Sono ormai alcuni anni che nella tranquilla e benestante cittadina si ripresenta questo fenomeno di 'invasione' di lavoratori migranti, invisibili ai più, ma problema scottante a livello politico locale, non tollerato dai partiti con impostazione razzista.
È manodopera che arriva dalle terre d'Africa, in fuga dalla fame e dalle guerre, dove il colonialismo prima, le multinazionali ora, hanno fatto man bassa delle risorse e delle preziose materie prime. Per la maggior parte sono contadini che a casa loro sono stati privati della terra e dei mezzi per coltivare; le loro economie di sussistenza sono state distrutte dai disastri ambientali, climatici, dalle politiche economiche e monetarie di esclusione o dai conflitti militari di cui le potenze occidentali hanno determinato le cause e condizionato i precari equilibri regionali.
Per queste ragioni migrano, come sono emigrati i nostri avi alla ricerca della sopravvivenza, affrontano il deserto, la predazione dei mercanti di uomini, attraversano il mare nostrum; per chi si salva incomincia un nuovo andare, fatto di negazione dei diritti dell'uomo, di sfruttamento come lavoratori o come disoccupati.
L'estate scorsa, a Saluzzo, il 'fenomeno' è stato affrontato come emergenza e legalità, nel tentativo di dare risposte di solidarietà e assistenza da parte delle associazioni e comitati. La soluzione è stata un accampamento di container, messi a disposizione da Coldiretti, e l'accampamento 'bidonville' senza servizi, dove Comitati e Caritas hanno cercato di alleviare le enormi difficoltà esistenziali.... solo con il freddo autunnale sono arrivate le tende della protezione civile!
Anche noi, Associazione 'Fornelli in lotta' abbiamo espresso solidarietà e dato il nostro piccolo sostegno per affermare la priorità della dignità dei migranti e la tutela dei loro diritti rispetto agli 'affari'. Siamo stati presenti in più occasioni e abbiamo conosciuto da vicino la loro umanità.
E' palese che le migrazioni sono un problema complesso che non puó essere risolto né con la negazione e repressione del fenomeno, con i respingimenti o la criminalizzazione per il reato di clandestinità, ora abrogato per l'illegittimità costituzionale, neppure con sole misure assistenzialistiche o la delega all'Europa.
Occorre, a nostro avviso, guardare all'Africa non come terra di profitti ma in uno spirito di cooperazione cambiare gli attuali modelli competitivi di rapporti economici ed espansione che regolano l'economia mondiale. L'Africa e le sue risorse devono essere lasciate ai suoi abitanti.
Intanto a Rosarno come a Saluzzo e in altre zone agricole d'Italia, il problema rimane nella sua complessità e nella mancanza di prospettive.
Anche quest'anno in arrivo possono essere in tanti, forse non ci sarà lavoro per tutti. Ci dicono che l'anno scorso solo la metà ha trovato lavoro, quindi la manodopera migrante era in eccedenza, ma di certo funzionale ai profitti per gli imprenditori agricoli e per la grande distribuzione.
I nostri nonni avevano un'altra visione della terra e del lavoro di contadino: la terra e i suoi prodotti come dono e patrimonio sacro, fonte di nutrimento e vita, non merci come sono intesi oggi. I nostri nonni occupavano manodopera stagionale per la raccolta della frutta, dell'uva, del grano, ecc.. i braccianti erano accolti nelle cascine, nei ciabot, pagati e rifocillati..il tutto finiva con una festa sull'aia! Ora non c'è più traccia di quella cultura, i braccianti neri non sono accolti in cascina, sono sottopagati (a confronto dei 'nostr'), sfruttati, a volte mandati via senza la remunerazione per tutto il lavoro svolto: sono diventati i nuovi schiavi!
Occorre spezzare la catena bracciante-imprenditore agricolo-intermediario-grande distribuzione azionata dal meccanismo perverso del profitto e dello sfruttamento sulla manodopera bracciantile.
Difendere i diritti e la dignità dei migranti in quanto persone e cittadini, è difendere la loro e la nostra umanità.

Fornelli in lotta


Giovedý 5, Giugno 2014


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