Acchiappamostre di Anna Cavallera

La mostra della settimana

Le maggiori opere di Renato Guttuso di soggetto politico e civile,  dalla fine degli anni Trenta sino al funerale di Togliatti, del 1972, e al  Comizio di Quartiere  del 1975, concentrate in una mostra da non perdere – si concluderà il 24 giugno – dal titolo “Renato Guttuso. L’arte rivoluzionaria nel cinquantenario del ‘68”. Una  rassegna dedicata all’esperienza pittorica dell’artista, nella ricorrenza del centenario della Rivoluzione d’ottobre, che indaga il rapporto tra politica e cultura. Guttuso, nato a Bagheria, in provincia di Palermo nel 1912, è uno dei più significativi esponenti di quel Realismo Sociale che si sviluppò in Italia con l’avvicinarsi della seconda guerra mondiale. Nel 1967 Guttuso scriveva su Rinascita, rivista politico-culturale del partito comunista italiano, un  articolo intitolato  Avanguardie e Rivoluzione  che si chiudeva con la celebre affermazione  “L’arte è umanesimo e il socialismo è umanesimo”. 
Come pochi altri in Italia, l’artista si era dedicato, nel secondo dopoguerra, a coltivare un nesso tra impegno politico e sociale ed esperienza creativa, nel convincimento che la pittura avesse una funzione civile e una valenza profondamente morale. Dopo aver partecipato attivamente alla Resistenza, nel 1945 Guttuso aderì al Fronte Nuovo delle Arti proseguendo poi con una pittura di Realismo Esistenziale, più attenta ai personaggi e ai temi tratti dalla vita quotidiana; dagli anni Sessanta in poi il suo linguaggio si aprì a nuovi stimoli ed apporti culturali delle correnti astrattiste e formali. 
L’esposizione, alla GAM, in via Magenta 31, è una sorta di antologia dei dipinti di Guttuso caratterizzati da questa tematica, in dialogo con un repertorio significativo di opere di differente soggetto:  ritratti e autoritratti, paesaggi, nature morte, nudi, vedute di interno e di atelier, d’après, scene di conversazione.  Lunedì chiuso; da martedì a domenica  10-18. Info: 011-0881178.