Vangelo

Domenica 22 luglio

Nel Vangelo di domenica prossima ritroviamo Gesù che rinnova un invito. Se domenica scorsa Lo avevamo visto invitare i suoi a percorrere le strade della gente e ad entrare nelle case per annunciare il Regno, domenica prossima l’invito che il Signore rivolge agli apostoli è quello di andare in un luogo in disparte per riposare un poco, alla Sua presenza. 
Gli apostoli erano di certo entusiasti dell’esito della loro missione, ma tale impresa era talmente intensa che non permetteva loro neppure di mangiare. Gesù si mostra allora compassionevole, e si potrebbe dire che, con cuore materno e pieno di delicatezza, si prende cura di coloro che Lui stesso aveva messo in condizione di stancarsi. Per questo dopo aver accolto la gioia dei suoi e ascoltato i racconti di quanto avvenuto, rivolge loro l’invito di venire in disparte per riposare. Questo invito a sottrarsi al vortice dell’azione, riposarsi alla presenza di Gesù, dedicare del tempo a Lui e a se stessi per gustare insieme l’intimità che si crea nella condivisione in certi momenti diventa altrettanto importante e altrettanto urgente  dell’irradiamento di una missione portata a termine con successo. Bell’invito anche per noi che entriamo in un tempo estivo che per alcuni è tempo di sosta e di riposo dalle fatiche lavorative.  Mettersi alla presenza di Gesù, in disparte, prendendo per un attimo distanza dal vortice che condiziona la nostra quotidianità, per attingere allo sguardo compassionevole e amante di Dio, il solo che veramente nutre e rinfranca dalle fatiche della vita. 
Ma il cuore instancabile di Dio, in Gesù non si ferma mai. Giunti all’altra riva del lago il Maestro è nuovamente mosso a compassione dall’innumerevole folla che lo attende e che sembra essere come un gregge di pecore senza pastore. L’atteggiamento di Gesù sembrerebbe allora contraddittorio.  Ai discepoli che tornano dalle loro missioni, Gesù dice di fermarsi a riposare, e Lui non riesce a dare il buon esempio: eccolo che riprende a predicare e a prendersi cura della gente. Forse non è contraddizione ma ci è consegnato un altro messaggio. C’è un fare che sfibra, che stanca, anche se apparentemente appaga. Un fare che è spesso necessario, che non si può escludere a priori, ma non è il cuore di ciò che è veramente importante o decisivo. I discepoli fanno molto tra predicazioni, miracoli e guarigioni. La missione ha successo ma li stanca. Gesù invece incarna un fare diverso… il suo “fare” è un contemplare l’altro con uno sguardo compassionevole e d’amore. La compassione e la misericordia, che sono proprie di Dio, continuamente si rinnovano, non si estinguono mai. Amando non ci si stanca, anzi spesso l’amore genera amore, non si resta mai svuotati. Forse se il nostro agire svuota, stressa, o schiaccia potrebbe essere un segnale che il nostro fare non è abitato da uno sguardo di amore, di compassione e di prossimità. 
Il Signore ci doni questo sguardo! Buona domenica!