Un silenzio e mille colori

Piove. Gli unici rumori sono pioggia che batte sull’ombrello, sulla terra, nelle pozzanghere, sui marmi. E di passi sulla ghiaia. Dopo i giorni di via vai e traffico, il cimitero è vuoto. Vuoto il parcheggio. Vuoti i sentieri fra le tombe. 
I giorni che seguono le festività in ricordo ai defunti indossano un’atmosfera particolare. Ricordano un locale addobbato a festa, che resta, anche quando gli invitati se ne vanno. Adesso è ancora esplosione di colori in ogni angolo. Rosso, verde, viola, bianco. 
Crisantemi, margherite, gerbere, rose. Fiori secchi o di plastica. Piccoli pini, siepi sempre verdi. Vasi di ciclamini. Fiori come bandiere ad indicare uno spazio occupato. Sassolini bianchi disposti a croce su terre senza nome, forse il gesto di un’anima gentile. 
Seguo il mio percorso che con il passare degli anni ha qualche tappa in più. Ognuno ha il suo personale. Diretto e preciso. Frettoloso. Casuale e lento. 
Ognuno nel suo modo di ricordare: con una preghiera, con una chiacchierata più o meno silenziosa. Per aggiornare sulla vita, per sfogarsi. A chiedere consiglio, aiuto, sostegno. A condividere un obiettivo raggiunto. 
I cimiteri sono luoghi da prove di coraggio da ragazzi e da ritrovo per un saluto ad amici e parenti andati. 
Un pensiero mi prende e viaggia a metà fra quello che sembra una gara alla composizione più bella sollecitata da un dovere morale da assolvere una volta all’anno e quello del prendersi cura, non solo del ricordo, ma con un gesto colorato e tangibile d’affetto, per una persona cara che manca.   
 

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