Modelli per la montagna

Hanno pagato un conto salato in termini di abitanti i paesi delle nostre valli. Spopolamento che è proseguito negli ultimi venti anni come dimostra il confronto tra i dati del 1998 e quelli del 2018. Comuni come Paesana e Sanfront hanno perso, rispettivamente, 367 e 295 residenti, quasi il 12%. 264 in meno a Sampeyre con la percentuale che sale al 21% e addirittura il 45% Bellino con il suo -92.
Per anni le cronache hanno raccontato lo spopolamento della montagna, la ricerca in pianura di lavoro, collegamenti, servizi, divertimenti. Il rifiuto dei giovani di chiudersi nel mondo delle terre alte, spesso dimenticati dalla politica e abbandonati ad un destino di solitudine e povertà.  Oggi ci si chiede se in un mondo globale, dove sperduti angoli della terra sono collegati tra loro grazie ai social, ci sia spazio per un ritorno alla montagna. 
Ne ha parlato domenica scorsa il giornalista e scrittore Roberto Mantovani in un incontro a Scarnafigi. Esperto di terre alte, cronista attento agli eventi sulle nostre Alpi, Mantovani ha spiegato che sta nascendo, in particolare nelle giovani generazioni, una nuova visione della montagna, non solo in chiave turistica ma anche e soprattutto dal punto di vista produttivo. Segnali sufficienti per parlare di un ripopolamento delle valli alpine?
È presto per dirlo, ma segnali importanti arrivano da nuove imprese che puntando su innovazione, tecnologia e sviluppo sostenibile stanno dimostrando che è possibile vivere e produrre in quota. Nuovi modelli di vita ai quali il mondo della politica deve prestare attenzione perché il futuro passa anche da qui. 
La lunga fase dello spopolamento della montagna forse è terminato e alla finestra ci sono esempi per un rilancio che le nostre valli aspettano da tempo.
lorenzo francesconi

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