L'eterno si è fatto uomo

Se dovessimo entrare nella testa di tanta gente si scoprirebbe che il Natale occupa il primo posto nella simpatia delle feste che segnano il corso dell’anno. Non la Pasqua. 
La voglia di festa ritorna come nostalgia di una vita più a misura, sganciata dai ritmi imposti del correre quotidiano da mattino a sera.
Ma è solo questo il Natale? Una nostalgia di festa che si dissolve in un baleno lasciando in fondo al cuore il sapore amaro della tristezza? 
O invece il Natale è davvero la grande festa dell’umanità? 
Perché terminato il tempo della tristezza, il tempo della orfanezza; perché “l’eterno si è fatto uomo”( S. Agostino); perché il figlio di Dio è entrato nella storia tormentata degli uomini come il “primogenito tra i molti fratelli”(Rm 8,29) a portare tra gli uomini di ogni tempo e di ogni spazio l’inaudito progetto di amore del Padre. 
Per questo anche il Natale del Signore rimanda alla Pasqua, che è il vero Natale della nuova umanità, il nostro Natale. 
Per questo, oltre la nostalgia, c’è un “roveto ardente”, il segno più vertiginoso della presenza del mistero tra le nostre case: e il roveto ardente è l’Eucaristia, il Dio con noi, il cuore della festa.
Auguro a tutti un Natale di gioia e di pace.
Pace alle nostre coscienze, da riconciliare con Dio e con gli altri; pace nelle nostre famiglie, in cui ritrovare la gioia dell’ascolto e del dialogo; pace nel cuore dei giovani aperti o in ricerca della fede come luce che da senso e calore alla vita; pace ai poveri di speranza i privilegiati attori dell’annuncio del presepe; pace nel nostro ospedale e nelle case adombrate dalla croce e dalla solitudine; pace tra tutti i popoli della terra.
Davvero nel cuore di ciascuno arrivi la notizia di Betlemme: “Pace agli uomini che Dio ama!”.
Vostro 
+ Cristiano Bodo, Vescovo

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