Riconciliamoci con Dio

Certo, ci faremo gli auguri; e gli auguri vanno a tutti. In particolare alle persone che sembrano tagliate fuori dalle molte “partite” della vita: ai sofferenti, alle persone sole, alle famiglie in difficoltà; ai giovani che hanno smarrito le ragioni della vita, alle persone senza lavoro, senza casa e senza patria.
Ma, prima degli auguri e con gli auguri, nella comunità cristiana, ha da rinnovarsi il grido accorato di Paolo ai cristiani di Corinto: “Noi fungiamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro, vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio” (2 Cor 5,20).
Non c’è modo più vero per entrare nella Settimana Santa che celebrare la riconciliazione; recuperando questo spazio nei giorni sacri che precedono la Pasqua, come momento per pensare a noi stessi, per fare il punto davanti a Dio e per recuperare la misura delle cose più importanti.
La Settimana Santa ritorna per permetterci di rientrare in noi stessi. Si tratta allora di inginocchiarsi e riconciliarsi con Dio. 
Davvero dunque: “Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”, per vivere da riconciliati.
È questa la vera Pasqua: il passare dalla morte alla vita.
Per questo accostandoci al sacramento della riconciliazione, occorre liberare il cuore e chiedere il dono della conversione, del cambiamento di vita, che vuol dire tornare a Dio, alla vita della comunità e alla qualità di un’esperienza personale diversa, appunto riconciliata con tutti.
Così di Pasqua in Pasqua, di domenica in domenica - che è la Pasqua settimanale - il santo viaggio della nostra esistenza possa approdare sulla sponda dell’“ottavo giorno” e vedere il volto del Cristo risorto dopo averlo incontrato nella chiaroscurità della fede.
Vostro + Cristiano, Vescovo
 

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