Le nostre storie di Alberto Gedda

Quella voce che non tace

 La prima volta che ho incontrato la signora Magda Olivero è stato, come credo per molti saluzzesi, il 15 settembre del 1977 in occasione del suo récital in San Giovanni dove, tra gli altri, interpretò brani classici del suo repertorio come “Poveri fiori” dall’Adriana Lecouvreur, “Vissi d’arte” dalla Tosca e l’Ave Maria di Gounod.
Un trionfo, naturalmente, per l’anima che la signora metteva nelle sue esibizioni. 
L’intervistai  il giorno dopo per La Stampa e mi raccontò sorridendo del suo debutto saluzzese cui teneva molto: piccolina, forse due anni, saliva su una sedia e cantava a pieni polmoni “Torna a Surriento” e altre canzoni napoletane per gli applausi dei famigliari e dei vicini di casa. Se ben ricordo abitava in “Casa Mersi”, ovvero all’incrocio tra i corsi Roma e IV Novembre dove ora – al piano terra – c’è una agenzia della Cassa di Rispamio.
Il papà, giudice, si era trasferito qui con la famiglia da Torino e qui era nata appunto la seconda figlia, Maria Maddalena detta Magda, il 25 marzo del 1910.
Ricordo con piacere quell’intervista perché la signora fu molto gentile, simpatica, senza nessuna posa da grande artista quale in effetti era. E fu l’inizio di una serie di incontri propiziati dall’indimenticabile don Romano Allemano che diede poi vita con altri all’associazione culturale “Amici della musica e dell’arte Magda Olivero”. 
L’intervistai quindi per il programma “Lo specchio del cielo” di Rai Radiodue, ancora per la La Stampa e per l’emittente televisiva satellitare della Cei Sat 2000: nell’aula “Verdi” della Scuola di Alto Perfezionamento Musicale, in Saluzzo, realizzammo un’intervista pubblica, un racconto a cuore aperto davanti ad un pubblico numeroso nel quale la signora Olivero diede il via al lungo filo dei ricordi tra i teatri di tutto il mondo e i récital più intimi come quelli di Saluzzo e di Solda dove, ogni ferragosto, era protagonista della messa cantata  con l’“Ave Maria” e il “Panis Angelicus”.
A cent’anni compiuti continuava nella sua missione di giudice nei più prestigiosi concorsi internazionali di canto lirico a riprova di una fibra fortissima e di un credo assoluto nella voce: “Le parole si formano sulle labbra e vengono soffiate via dal respiro che arriva dai polmoni” mi spiegò.
Giustamente il Comune di Saluzzo (che la festeggiò “in diretta”) ha intitolato, su suggerimento degli alunni delle scuole elementari, il teatro Politeama alla signora Magda Olivero che ci ha lasciati nel 2014, a 104 anni d’età.
Vorrei ricordare lei e don Romano Allemano con quanto lui le disse al termine di uno dei molti spettacoli organizzati dall’associazione culturale: “Lei ha cantato con la voce e con la vita Vissi d’arte, arte non solo e non tanto come momento che sublima e trasfigura la realtà, ma arte che s’incarna nella vicenda terrena e la trasforma e la migliora... Una voce che non tace quando scende il sipario, ma continua nel silenzio della memoria”.

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