La Fede come abbraccio

Il seme ha prodotto il cento per uno. La vite è fiorita e spande fragranza e ancora cresce e i suoi tralci si estendono fino al mare in ben tre continenti del mondo. Migliaia di grappoli gustosi sono l’indice di un buon raccolto. Fuori di metafora, la Comunità Cenacolo ha proprio indovinato il cammino.
Era nata 36 anni fa in un semplice atto di fede e di abbandono nelle mani della Madonna da parte di una piccola suora. Mai avrebbe lei pensato ad un successo, manco lo cercava e proprio per tale ragione le cose sono andate così bene.
Dove l’uomo vuol trionfare, Dio si ritira. Dove ci si abbandona a Lui, fiorisce il miracolo.
Anche in questo, la Comunità Cenacolo è un preciso richiamo alla dinamica della fede cristiana, un esempio indiscutibile.  Dice come si deve fare per seguire Cristo e salvare noi stessi e molti fratelli e sorelle.
Madre Elvira sorride ancora in questi anni in cui il Signore le concede di insegnare la cosa più importante della vita, come soffrire. Ha insegnato ad amare, a ballare alla vita, a ridere, a piangere, a lavorare, a perdonare, a correre, a sperare contro ogni speranza.
E se si vuol capire, i due nomi che identificano l’opera sua dicono tutto.
Anzitutto è una comunità. La vita guastata, intristita dal male, non si salva con prediche, dottrine, esortazioni o minacce, ma solamente in un abbraccio. Il disperato che bussa a queste porte, incontra un sorriso e poi un cammino, una guida discreta che incoraggia, che ti fa sentire possibile una vita diversa, più onesta, più pulita e più bella. Ma questo lo capisci perchè lo vedi in un altro che ha già fatto un tratto del cammino di risurrezione. “Si isti et illi, cur non ego?’’ (se questi e quelli ce l’hanno fatta, perché non dovrei farcela anch’io?) si diceva il grande Agostino agli albori della conversione guardando la vita di tanti santi. È questo contatto esistenziale che può convincere e muovere.
Gesù infatti non ha fondato un istituto di dottrine, un’università. La sua università erano dodici poveri uomini già un po’ scassati dalla vita. È bastato stare con Lui per iniziare a cambiare il mondo dopo la sua salita al Cielo.
Poi è venuto tutto il resto. Ma se manca quell’inizio, non nasce niente, se non si edifica nella pura grazia di Dio un cammino comunitario, l’uomo non crede, non cambia, non vive.
Il secondo nome indica ancor più chiaramente la sorgente di quest’opera: Cenacolo. Quella sala di Gerusalemme dove una sera dell’anno 33 o 35 dell’era cristiana, il Maestro consegnava se stesso ai discepoli come cibo di vita eterna. “Prendete e mangiatene tutti’’. Li si pregava, li si guardava Cristo, lì si è imparato ad amare come amava Lui, lì si è imparato poi a ricevere la sua potenza (Spirito Santo). Forse non c’era la Madonna quella sera, o forse c’era, ma Lei ha sempre seguito suo figlio ed ora lavora in quest’opera potentemente. I ragazzi che entrano qui si vedono mettere in mano una cosa forse mai vista, una piccola catena di grani colorati e cominciano a dire quanto gli altri dicono. Il Rosario è un’arma onnipotente e poco alla volta lo sperimentano e se ne innamorano pure.
E così, di anno in anno, la vite piantata su questa bella collina di San Lorenzo 36 anni fa, si pone ormai come piccolo ma prezioso modello pedagogico cui molti guardano. Basti pensare alle domande di apertura delle fraternità che giungono da mezzo mondo. Attualmente si sta lavorando nei pressi di Manila, perché in un mondo tanto travagliato c’è assoluto bisogno di speranza.
Quegli occhi brillanti che sprizzavano fede, gioia di vivere e coraggio di affrontare il mondo, che io ho sempre visto in madre Elvira, erano il segno evidente di una grande opera di Dio che lei ha lascato crescere nel suo cuore di donna vera, di madre, di sorella. Capace proprio di abbracciare l’umanità di chiunque, Elvira ci ha insegnato con i fatti che l’annuncio del Vangelo è un’accoglienza totale dell’altro che si sente così investito dall’amore di Cristo e gli apre il cuore. E la vita allora risorge.
alberto girello

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