Stragi, giovani e noi

Cinquant’anni fa, mezzo secolo, il 12 dicembre del 1969 perdevamo la nostra leggerezza. Finivano tragicamente, con 17 morti e 88 feriti, i sogni degli anni Sessanta con bandiera gialla, la bambola e le mille bolle blu, casco d’oro, il molleggiato e i complessi.
Tutto finito in quel buco terribile provocato dalla bomba nella sala contrattazioni della Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana a Milano. E, nelle stesse ore, più di cinquanta altri attentati.
Iniziavano gli anni Settanta, quelli di piombo, della strategia della tensione con mille attentati, morti e feriti, sequestrati e pestati.
Sigle di sinistra, sigle di destra e dietro loro chissà chi. Segreto di Stato.
Ma il terrore ha comunque perso.
E oggi leggi che il 70 per cento degli italiani ha paura, è insicuro, non crede nella democrazia.
Ci sarebbe da analizzare il campione ma intanto si rileva che è la stessa percentuale degli italiani con non legge, che s’infervora allo stadio per arrivare poi a livelli di una bassezza invereconda sui social.
Come sempre il futuro verrà dai giovani che leggono, s’informano, non si fanno intrappolare nelle vuote parole d’ordine e in manifesti che appartengono al neolitico.
E intanto pensiamo a quei 77 morti e 88 feriti che non hanno mai avuto giustizia.Nemmeno gli esecutori materiali dell’attentato non sono mai stati identificati. 
Chissà se i nostri nipoti avranno diritto alla verità.
Alberto Gedda
 

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