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Leo Remigante

Leonardo Remigante, Leo per i saluzzesi, era un uomo amabile, eppure riservato, amante della solitudine e della riflessione. Partecipe delle vicende saluzzesi, lamentava l’assenza di spazi espositivi in città e per ovviare aveva aperto una sua piccola galleria “La Mignon’’ in corso Italia, al n. 99. Ma esponeva poco, una sola volta all’anno, preferibilmente a settembre, il mese più saluzzese, quello della fiera di San Chiaffredo. 
Era nato a Saluzzo nel 1931, l’anno precedente la tragica morte del pittore Matteo Olivero che ammirava molto; orfano di padre «…finite le elementari andai da un vecchio antiquario presso il quale incominciai ad imparare il restauro… tirando sovente anche un grosso carretto. Con gli zoccoli ai piedi e mantellina sulle spalle nelle giornate libere (sabato pomeriggio e domenica) mi recavo nella parte alta della mia cara Saluzzo a disegnare semplici particolari e scorci ancora adesso a me molto cari. Nel 1943 ormai dodicenne ebbi la fortuna di conoscere il pittore Giulio Damilano, allora sfollato da Torino per sfuggire ai bombardamenti. Fu lui che mi diede le prime lezioni di Disegno. Nel 1945 fui assunto come intarsiatore dal commendatore Amleto Bertoni». I ricordi autobiografici scritti dal pittore, proseguono narrando le soddisfazioni avute alla “Bertoni” quando nel 1958 gli venne affidato il compito di restaurare alcuni mobili del Quirinale, pezzi imponenti in stile Boulle, con intarsi  ”tutto in pizzo d’ottone, tartaruga, argento e madreperla”, lavoro molto apprezzato, anche dall’allora Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.
In quegli anni iniziò a frequentare lo studio del pittore Menzio a Torino; la prima mostra di Remigante è datata 1951 e la sua partecipazione al gruppo “Frères d’art’’, artisti  italo-francesi, cofondato dal pittore cuneese Luciano Roberto, porta la data del 1952. Da allora allestì mostre a Cuneo, Torino, Genova, Milano, Brescia, Cannes, Durban in Sud Africa e fin dagli anni ‘70 partecipò a molte mostre collettive con amici pittori come Mario Perotti, Giovanni Saccomanno, Bergesio e Morino. Amava i fiori, le nature morte, le baite e le suggestive nevi in controluce, il  mercato delle donne sotto i Portici scuri, la scenografica piazzetta di Santa Maria, il mercato con le bancarelle di Piazza Risorgimento. Un pittore narratore che ha saputo trasformare i suoi dipinti in autentici documenti d’epoca, di storia e di costume. Non era difficile scorgere la sua alta figura dinoccolata piegata sul cavalletto con gli occhi socchiusi a studiare i contrasti luminosi. 
Pittura en plein air, ma  la costruzione dei suoi soggetti segue  l’iconografia tradizionale del realismo naturalista; riesce a cogliere la poesia che è in ognuno di noi e che si rispecchia nel dolce declivio di un prato, nei pianori montani, sui tetti  bianchi di neve di una baita. Talora amava integrare le opere con brevi scritti,  pensieri come questo, dattiloscritto dietro un “Mercato”: «Il mercato si svolge contro i muri/ intonacati e vividi di sole./ Gruppi di contadini, capre, muli/ acerbe discussioni, patti, parole...».
Remigante era innamorato dei dipinti di Alberto Pasini, il pittore di Busseto nato nel 1826 che, dopo aver partecipato alla missione coloniale in Persia, aveva iniziato a dipingere i paesaggi e i luoghi della Turchia, dell’Arabia, dell’Armenia e dell’Egitto. L’amore per l’Africa contagiò anche l’artista saluzzese. Verso gli anni Settanta iniziò a peregrinare tra la Tunisia e il Marocco, il Senegal e l’Egitto, Kenia e Sud Africa, alla ricerca dei mercati, dei Souks e della luce dei cieli africani. 
«Qui, in Kenia - scriveva il pittore – sotto il sole cocente ho dipinto branchi di animali, ritratto Masai al pascolo, donne ricche di monili luccicanti e tramonti infuocati». Era il mal d’Africa, un bisogno interiore, forse la nostalgia dell’Eden perduto, quel sentimento che faceva scrivere a Karen Blixen: «Il respiro del panorama era immenso, ogni cosa dava un senso di grandezza, di libertà, di nobiltà suprema. 
Lassù si respirava bene, si sorbiva coraggio di vita e leggerezza di cuore».

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