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Il virus e la natura

Usciamo: è arrivata la “fase 2” e sembra suonata la libera uscita. 
C’era voglia di rivedersi fuori, in giro, a passeggio in città e in collina.
Ma questo non significa che tutto sia finito, dimenticato: solo martedì scorso purtroppo è ripresa in salita la conta dei morti a ricordarci che così non è. Che occorre ancora essere prudenti, attenti, limitarci al minimo anche nella nuova “libertà” perché il virus è sempre lì, non si dimentica di noi.
E dunque mascherine, guanti, disinfettanti, distanze fisiche, nessun assembramento e molta attenzione.
La pandemia da Covid-19 ha avuto però un piccolo risvolto positivo nell’ambiente: la natura ha potuto “respirato” finalmente con meno inquinamento da auto ed emissioni nell’atmosfera anche se – come ricorda Greta Thunberg – “non è la Co2 a distruggere il pianeta, siamo noi” e questo perché “la crescita infinita su un pianeta limitato è un suicidio: la nostra presenza è andata oltre ogni sostenibilità”.
In sostanza: siamo troppi su questa terra e alcuni – i Paesi “civilizzati” – troppo voraci. 
Dobbiamo darci una calmata perché è già tardi.
Papa Francesco ci ha ricordato che è dovere di ciascuno “Custodire la bellezza del creato e avere cura l’uno dell’altro”, sviluppando il suo appello nella bella enciclica “Laudato sì” che ci chiama tutti in causa, nessuno escluso in un esercizio di nuovo umanesimo, come ha detto Carlo Petrini. 
L’enciclica del Papa compie ora 5 anni ed è attualissima.
C’è un’economia che uccide perché lascia spazio allo spreco e allo scarto mentre le risorse del pianeta, lo sappiamo bene, non sono infinite e stiamo oramai andando in sofferenza.
Se la natura ha potuto “respirare” nei mesi terribili del Covid-19 è stato comunque un respiro breve e non certo risolutorio dei gravi problemi che affliggono il problema in questi ultimi cinquant’anni di crescita innaturale, selvaggia.
Allora mettiamo in campo il nostro impegno: anche come singoli è importante.
Per il virus arriverà il vaccino: per l’ambiente invece no. 
Il Creato non è nostro.
Alberto Gedda
 

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