Saluzzo:

Voglia di scoop

Nelle scuole, serie, di giornalismo si insegna innanzitutto la deontologia professionale, il codice di comportamento etico che ogni giornalista dovrebbe non soltanto osservare ma avere dentro di sé come valore acquisito.
Nel dare, doverosamente, le notizie occorre tenere conto di molti “ingredienti” ad iniziare dalla loro attendibilità e quindi la ricerca e la conferma delle fonti ufficiali sulla notizia. Tutto questo per dire che si è fatto un gran polverone sulla notizia dei “contagiati di Saluzzo”: in estate, lo sappiamo bene, le notizie scarseggiano e allora un puntino diventa un quadro nella costruzione della narrazione.
Nulla da nascondere: i contagiati ci sono, non sono tutti africani è bene sottolinearlo non perché i malati siano diversi a seconda del colore della loro pelle ma piuttosto perché, proprio sulla loro pelle, si sta giocando una brutta partita politica che li dipinge anche come clandestini quando in realtà non lo sono.
Quindi un nuovo focolaio di Covid 19 con le conseguenti preoccupazioni e attenzioni delle quali diamo doverosamente conto nelle nostre pagine, senza nulla nascondere ma senza voler fare del sensazionalismo assolutamente immotivato. Come invece hanno voluto fare altri che comunque non giudichiamo: ognuno ha la sua coscienza.
Quello che dev’essere ribadito è il ruolo essenziale delle comunità senza le quali emergenze sociali e problematiche difficili non sarebbero affrontate: chi si occuperebbe dei più deboli e fragili se, ad esempio, nella nostra città non ci fossero la Caritas diocesana e la Papa Giovanni XXIII? 
Lo abbiamo visto ed apprezzato molto ad esempio nei mesi della pandemia e nelle settimane seguenti quando, d’intesa con le istituzioni, queste associazioni hanno svolto un grande ruolo di “ammortizzatori sociali” fatto di impegno, gratuità, dedizione: ora sparare su di loro non soltanto è ingiusto ma è soprattutto ingeneroso e non tiene conto di quanto hanno fatto e fanno nel concreto.
Altri dov’erano? Non ci interessa entrare in una polemica viziata, ma vogliamo qui ribadire il nostro totale apprezzamento per queste associazioni – e con loro la Comunità Cenacolo – che offrono il sale della vita e testimoniano di una fede fatta non di parole ma di fatti. 
Alberto Gedda
 

Questo sito utilizza cookies per offrirti un'esperienza di navigazione migliore. Continuando la navigazione nel sito autorizzi l’uso dei cookies. Maggiori informazioni.