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Ospedale da rifare

Ma davvero ci serve un ospedale nuovo? Personalmente non ne sono assolutamente sicuro: costruire una mega struttura ospedaliera per Saluzzo, Savigliano (dove quasi certamente avrebbe sede) e Fossano mi sembra del tutto fuori luogo soprattutto se si considera che nel piano nazionale di ripresa del Governo si insiste su strutture medio piccole che riguardino comunità di ottantamila abitanti.
Esattamente come Saluzzo, il cui ospedale è stato ed è in prima linea nella battaglia al Covid con un personale sanitario specializzato e generoso.
Trasformare poi la nostra struttura in una casa della salute destinata nel tempo ad essere un cronicario mi sembra quindi perlomeno ingeneroso, oltreché politicamente miope, soprattutto nei confronti dei molti cittadini che hanno contribuito tangibilmente all’acquisto di attrezzature, macchinari, al miglioramento dei reparti.
La “ragione” per la costruzione di un nuovo ospedale è che ristrutturare gli attuali costerebbe troppo tant’è che i 54 milioni previsti in lavori per il nosocomio di Savigliano nel 2018 sarebbero ora saliti a oltre cento dovendo realizzare anche opere anti sismiche.
A prevedere quella cifra era stato un gran lavoro tecnico voluto dal direttore dell’Asl1 Francesco Magni, amministratore con una lunga esperienza: possibile che quel preventivo – allora approvato dalla Regione -  sia ora quasi raddoppiato?
La pandemia ci dimostra ogni giorno quanto sia necessaria la medicina di territorio che dev’essere senz’altro razionalizzata, organizzata con validi criteri, ma soprattutto che deve funzionare ed essere immediatamente a disposizione dei cittadini come hanno ben sottolineato nel numero scorso del nostro giornale il dott. Paolo Allemano e il presidente dell’Officina delle Idee Giovanni Damiano nonchè alcuni cittadini nelle loro lettere che abbiamo pubblicato.
Teniamo anche conto del fattore occupazionale: l’Ospedale a Saluzzo rappresenta la prima “fabbrica” per posti di lavoro e  conseguentemente trasferirlo potrebbe significare la perdita di dipendenti con le loro famiglie.
Inoltre, aspetto tutt’altro che secondario, un nuovo edificio significherebbe altra cementificazione.
Pensiamoci. Ma davvero. 
Alberto Gedda
 

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