: Riaperta la Casa di accoglienza intitolata al vescovo Bona

11 posti letto per chi è senza dimora

11 posti letto a disposizione delle persone senza dimora: è stata inaugurata giovedì 25 marzo, dopo due mesi e mezzo di chiusura, la Casa di prima accoglienza Caritas in corso Piemonte 63, da oltre trent’anni punto di riferimento per chi non ha un posto in cui passare la notte. «Quando a fine 2020 l’associazione Papa Giovanni ha comunicato che doveva abbandonare la gestione della casa per motlvazioni interne mi ero quasi arreso all'idea di dover rinunciare ad una struttura come questa, sia pure importante – ha detto il direttore Caritas diocesana Carlo Rubiolo nella conferenza stampa di venerdì 19 marzo – Le risorse umane a disposizione della Caritas non potevano assicurare una gestione come quella offerta dalla Papa Giovanni».
Carlo Rubiolo ha spiegato che è stato determinante per la continuazione del servizio l’intervento del vescovo Cristiano Bodo nel tessere relazioni e coinvolgere nella nuova gestione la Comunità Cenacolo (i cui operatori garantiranno la presenza in orario notturno) e i francescani del convento di San Bernardino, in particolare fra Andrea Nico Grossi che sarà impegnato ai fornelli, missione che ha svolto in precedenza a Parma. 
«Anche se la Casa di prima accoglienza di corso Piemonte non ha numeri elevati, può ospitare solo 11 persone, svolge una funzione molto importante e risponde ad un bisogno effettivo e grave del territorio – ha proseguito il direttore Caritas Rubiolo – le persone senza dimora che chiedono aiuto ed ospitalità sono sempre molte».
L’intitolazione della casa all’indimenticato vescovo Diego Bona è stata un’intuizione del suo successore Bodo: giovedì 25 marzo sono state inaugurate le due targhe che ricordano il vescovo Bona e l’ex direttore Caritas Anna Maria Olivero Busso, scomparsa pochi mesi fa, alla quale è intitolata la sala incontri affacciata sul cortile.

Nelle foto l'inaugurazione della Casa di accoglienza e il direttore Caritas diocesana Carlo Rubiolo con Luca Giachino, nipote di Anna Maria Olivero.

L’intervista completa al direttore Rubiolo sulla nuova gestione della Casa di accoglienza sul Corriere di giovedì 25 marzo