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Brutto mare nostrum

«Viviamo questa situazione dal ’93 e ancora si parla di emergenza. Ma quale emergenza? è una situazione più che consolidata!» così il sindaco di Lampedusa, Martello, commenta ancora una volta la tragedia del Mediterraneo solcato dai disperati che continuano a sbarcare in condizioni disumane sull’isola e non soltanto.
«è il momento della vergogna – ha detto papa Francesco – Preghiamo per questi fratelli e sorelle e per tanti che continuano a morire in questi drammatici viaggi. Preghiamo anche per coloro che possono aiutare ma preferiscono guardare da un’altra parte». E che, purtroppo, sono davvero tanti in nome della convenienza politica nel nostro Paese così come in Europa.
«Quello che succede nel Mediterraneo, con il mare che continua a inghiottire vite nel disinteresse più totale, non è inevitabile – hanno scritto in una lettera indirizzata alle ragazze e ai ragazzi i componenti del Consiglio italiano per i rifugiati, Cir – Crediamo sia arrivato ora il momento di ricominciare a interrogarsi su cosa sia giusto fare e non fare. L’alternativa è essere complici silenti di un crimine ignobile».
Le parole sono chiare: vogliamo essere complici silenti di un crimine ignobile mentre ci proclamiamo cristiani? Le due cose, credo, non possono davvero stare insieme.
La lettera del Cir si conclude pertanto con un duro richiamo alla responsabilità di ognuno: «La storia ci giudicherà molto severamente per quanto scegliamo di fare o non fare. Perché esiste un bene e un male».
Diciamo la verità: quelle immagini ricorrenti nei telegiornali ci hanno assuefatti, come se si ripetesse un rito, un copione che a noi sembra lontano e che invece ci tocca tutti perché tutti siamo protagonisti in questo mondo.
L’Europa dei governi continua a far finta di litigare sulle assegnazioni dei migranti, a rimandare, a rimpallare le responsabilità mentre uomini, donne e bambini con un nome e una dignità umana muoiono nell’indifferenza della quale dovremo rendere conto. 
Alberto Gedda
 

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