Saluzzo: Il pro vax Roberto Pignatta

Confida nel sapere medico scientifico e ha scelto di vaccinarsi anche per senso di responsabilità nei confronti degli altri

Qual è la motivazione che l'ha spinta a vaccinarsi? 
La motivazione è stata duplice: tutelare la mia salute, quella dei miei cari  e, non ultimo, per solidarietà nei confronti della comunità nella quale vivo. Maggiore è la copertura vaccinale più efficace è il contrasto alla diffusione del virus e comunque ai suoi effetti più gravi. Inoltre, non si sottolinea mai abbastanza che ci sono persone che non possono vaccinarsi, che devono poter contare sul senso di responsabilità della comunità per evitare di ammalarsi.

Si è vaccinato perché crede nella scienza e si fida delle istituzioni?
Confido nella competenza di chi ha compiuto un percorso di studi, di pratica e di esperienza nel campo della medicina e in generale in quello scientifico, pur nella consapevolezza che nel cammino della scienza è contemplato anche l’errore: come sosteneva Galileo, la scienza procede per tentativi ed errori, che vanno messi in conto.  Credo nelle istituzioni, e ne critico i rappresentanti quando non ne condivido l’azione. Non ero un amante del governo Conte e ancor meno lo sono del governo Draghi, ma ritengo che la gestione della emergenza causata dalla pandemia, pur con tutti i limiti e gli errori che possono essere stati commessi, sia stata sostanzialmente positiva

Che cosa pensa di chi non si è vaccinato?
Penso in generale che sia una scelta sbagliata. Le motivazioni sono certamente diverse, e spaziano dalla paura, alla sfiducia nella scienza, a posizioni ideologiche e financo complottiste che ritengo profondamente sbagliate e antiscientifiche. Aggiungerei anche che si tratta di una scelta, nella maggior parte dei casi, connotata da una visione della società individualista ed egoista, che mette in secondo piano l’interesse collettivo e la solidarietà fra cittadini.
Quali argomentazioni utilizzerebbe per convincerlo a vaccinarsi?
Credo che le persone che non si sono vaccinate a causa di dubbi e paure dovrebbero confrontarsi con il proprio medico, che ha le competenze per fugare quei dubbi e quelle paure. Per coloro, invece, che affermano che con il vaccino vengono inseriti micro chip a fine di controllo stile grande fratello o che fra cinque anni i vaccinati saranno malati e deformi, e sciocchezze simili, credo che non ci sia alcun argomento, per quanto logico e razionale, che possa convincerli.

Cosa ne pensa del Green pass? Secondo lei, sarebbe giusto introdurre l'obbligo vaccinale? una sua considerazione anche sul lockdown selettivo (misure più restrittive per i non vaccinati) e sull'ipotesi di ridurre la validità del green pass e delle modalità per ottenerlo
Il green pass è lo strumento con il quale si è cercato di convincere e spingere la popolazione a vaccinarsi, in alternativa all’obbligo vaccinale. Ritengo che sarebbe stato più opportuno e corretto limitarlo soltanto ai vaccinati ed ai guariti. Meglio ancora sarebbe stato varare l’obbligo vaccinale a tutela della salute pubblica, in piena conformità a quanto sancito dall’art. 32 della Costituzione. Sulla durata della validità del green pass non posso che rimettermi alle valutazioni degli scienziati che, sulla base del monitoraggio condotto dall’introduzione dei vaccini ad oggi nonché delle varianti, sapranno trarre le opportune indicazioni.
Quanto alle misure più restrittive per i non vaccinati penso che siano giustificabili nella misura in cui possano essere utili a contrastare la diffusione del virus che, giova ricordarlo, non è affatto sconfitto. Mi sembra, inoltre, che nei dibattiti nei media si dimentichi spesso che la stragrande maggioranza dei cittadini si è vaccinata diligentemente e, ribadisco, con senso di solidarietà, e che, pertanto, meriti rispetto e protezione dai comportamenti di chi invece pensa di poter anteporre il proprio egoismo davanti all’interesse collettivo.

Il vaccino o il tampone sono il prezzo della libertà oggi?
Il vaccino è il mezzo per evitare di ammalarsi in modo grave, di morire, di finire in terapia intensiva intubati, di fare i conti con postumi importanti anche a distanza di mesi dalla guarigione clinica, di ridurre le possibilità di trasmissione. Il tampone è uno strumento per controllare la diffusione dell’infezione e per consentire anche ai non vaccinati di poter svolgere determinate attività. A limitare la nostra libertà è la pandemia, non il vaccino, il green pass o il tampone.  Chi parla di dittatura sanitaria sproloquia a vanvera e sfida il senso del ridicolo e, giova sottolinearlo, presta il fianco a strumentalizzazioni della destra, estrema e non solo, che, come le cronache testimoniano, sta cavalcando la protesta per fini politici.
Ci sarebbero molti motivi per protestare e scendere in piazza, come, per fra un esempio fra i molti possibili, la precarietà del lavoro, la carenza di sicurezza che quotidianamente provoca morti, i salari fra i più bassi d’Europa, la compressione di diritti e di tutele che hanno riportato il diritto del lavoro indietro di cinquant’anni: motivi che trovo molto più lesivi della dignità di un lavoratore che non la richiesta di esibizione del green pass. Invece si protesta per il green pass e contro la dittatura sanitaria: davvero sconsolante.
Sarebbe favorevole all’estensione della vaccinazione anche ai bambini sotto i 12 anni?
Pediatri, virologi, e chi di competenza, devono valutare se il vaccino in questa fascia di età sia necessario o comunque opportuno e non presenti rischi rilevanti. Mi fido di chi ne sa più di me ed ha le competenze per decidere.
Le statistiche parlano di casi, seppur rari, di reazioni avverse al vaccino anche gravi. Secondo lei sono un buon motivo per non vaccinarsi?
Credo che la possibilità di reazioni avverse (peraltro limitate a casi rarissimi a quanto si legge) valga per tutti i medicinali, così come può accadere che per normali interventi chirurgici si verifichino delle complicazioni molto gravi. Tuttavia, credo che nessuno pensi seriamente di non assumere medicinali o di non sottoporsi a intervento chirurgico quando necessario. 

Ha contratto il Covid? Se sì in che forma?
Ho contratto il covid proprio un anno fa, insieme a mia moglie e ai miei figli. Ho avuto sintomi importanti, sebbene non tali, per fortuna, da richiedere il ricovero in ospedale. Ma la cosa più difficile è stata convivere con la paura che le condizioni potessero peggiorare: ne sono per fortuna uscito e questa esperienza mi ha ancora più convinto della necessità di fare quanto necessario per contrastare la pandemia.
 Colgo  l’occasione per elogiare il comportamento dei medici dell’USCA, che ci hanno fornito assistenza con professionalità, riguardo e sensibilità.
 

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