Fermo immagine di Alberto Abbà

Una linea sottile

Fiori colorati su una bara di legno chiaro. Pochi, perché gli altri diventeranno auspicate opere di bene. Le parole da un altare provano a portare conforto a chi di fronte cerca un senso e una risposta ai troppi perché. Non è mai il tempo giusto e qualcosa resta sempre appesa in un’attesa che forse non svanirà. C’è una linea sottile e invisibile su cui tutti camminiamo. La linea che separa il proseguire dal fermarsi. E non è solo questione di età.
Non ci sono luoghi sicuri in cui possiamo fare “tana”. Le strade di sempre, che portano a scuola, al lavoro, a fare la spesa. A incontrare gli amici al solito ritrovo. In auto, treno, bus, su due ruote, a piedi. Solo la settimana prima proprio lì o quella successiva.
Un’ora, un minuto, un attimo. Ci è mancato un soffio per fortuna. O invece, proprio a causa di quel soffio mannaggia. 
Quel passaggio con il rosso, quello stop prolungato, quella svolta a sinistra, quella persona sulle strisce, quella ubriaca o distratta, quella poca luce. O tutto il contrario. 
Quella tapparella che cade, quel ponteggio che non regge, quell’impianto difettoso.
La casa che ci accoglie e protegge, il lavoro che ci mantiene. Quella valle amica, quella vacanza a lungo sognata. Seguire una passione colorata o rinchiudersi al buio. Al riparo, fino a quel giorno preciso.
Si può forse scegliere come vivere, sul come andarsene invece le classifiche le fanno sempre quelli che restano. Chiacchiere inutili come quando ti chiedono cosa faresti se vincessi un milione alla lotteria. 
A meno di scelte tragiche e volontarie, non sappiamo come, né dove, né quando. Pure le sacre scritture raccomandano, nel dubbio, di vegliare.
Eppure, l’ultima curva non ci troverà mai pronti. Né chi protagonista in pista imposterà la traiettoria finale, né chi resterà fra il pubblico presente, senza più tempo e parole.   
albiabba@libero.it