Fermo immagine di Alberto Abbà

A nostro modo

Ci sono luoghi vestiti a misura dei ricordi. Come questa stanza, l’escolo di Sancto Lucio de Coumboscuro, che se ne sta nascosta ai più, risalendo la Valle Grana. Un luogo, testimone nel dopoguerra, di generazioni di ragazze e ragazzi, che imparavano da una maestra con il sorriso e da un giovane magistre.
L’aula è la stessa di allora. Qualche banco, piccole sedie. Cartine dell’Italia e di un’Europa che non c’è più. Tanti libri, due lavagne, piani di lavoro. Una poesia colorata appesa ad una porta con la calligrafia di bambino, che resta il carattere più bello.
Chi è venuto stasera ha conosciuto bene quella maestra e quel mondo. Seduti in cerchio, ciascuno a condividere un ricordo, caldo, come quella stufa a legna, ogni tanto ravvivata da un ciocco, che è anche biglietto di ingresso (insieme ad un dolce) per partecipare alla serata.
La lingua è quella provenzale e chi comprende solo il piemontese si perde in qualche frase. Il mio traduttore simultaneo è un pittore emigrato in un’altra valle, ma in una comunità ci si aiuta sempre.
In quelle parole, scene di vita quotidiana e scorrere delle stagioni. Si sorride, fra qualche colpo di tosse e bastoni che aiutano il passo. Scarponi ai piedi, maglie di lana. Persone di ogni età, figli di sangue e di affetto. 
Qualcuno legge una poesia, qualcuno batte le mani o muove in silenzio la testa. L’ascolto è profondo in una veglia che si rinnova. C’è un profumo di castagne bollite e torta di mele da accompagnare a succo di mela e vino rosso.
Condividere la storie riscalda, più della legna che brucia. Serve portare avanti quel fuoco acceso, oltre l’orizzonte, sulle ali del Mistral. Scintille che sotto questo cielo sono diventate canti, balli, musica, testi, quadri, sculture. Quella tenerezza di luna è testimone, anche stasera. Del tentativo di ognuno di raccontare e vivere il proprio pezzo di mondo. Ognuno a proprio modo. 
albiabba@libero.it