Fermo immagine di Alberto Abbà

Ghirigori

Magna Nota e Bastian, nomi di chi emigrava dalle nostre valli cuneesi. 
All’anagrafe Maria e Sebastiano, sposi nel maggio del 1920, partiti poi per la Francia meridionale. Originari della bassa Valle Maira, terra di acciugai. Le acciughe si acquistavano in Spagna e Sicilia e si recuperavano nei porti più vicini. Montanari esperti di pesce, un ossimoro nato fra contrabbando del sale e privilegi ricevuti in dote dal Conte di Provenza. La cosa certa era quel carretto azzurro, portato a piedi e tirato a mano, direzione Langhe, Torino, Milano, Piacenza e oltre. Corrieri in trasferta, appena terminati i lavori estivi della terra e fino alla primavera, per permettere alle famiglie di sopravvivere e restare.
Magna Nota raggiungeva il mercato di Vallauris (fra Antibes e Cannes) per vendere le acciughe sottosale e raccontava che ogni settimana un signore “un po’ mat” si presentava al suo banco. Si diceva fosse un pittore. E nel tempo in cui lei incartava il pesce lui disegnava degli strani ghirigori sui fogli di cartapaglia. 
Quel buffo signore spagnolo si chiamava Pablo. Picasso di cognome.
Già. Proprio in quegli anni l’artista abitava lì, inseguendo i suoi vari amori.
Magna Nota d’estate tornava nella sua borgata a Codighìu e durante le veglie recitava momenti di vita, mescolati ad antiche leggende. E così il pittore del Guernica stava in compagnia di lupi e volpi, della truce Testo da Mort, del piccolo Petin Menin. Quei racconti intorno al fuoco o nelle stalle erano gli antenati dei podcast.
C’era voglia e bisogno di un tempo condiviso fra persone di qualsiasi età. Senza censure, ognuno a misura della propria immaginazione e fantasia. 
Raccogliere quelle storie e tramandare, come oggi fa Elena, la pronipote di Magna Nota, permette di mantenere in vita ricordi e persone.
Questo ha un gran valore, certo di tipo diverso, rispetto a quei ghirigori profumati di pesce e purtroppo andati perduti.
albiabba@libero.it