Vangelo

Il Vangelo della Domenica

Dal vangelo secondo san Giovanni 10,1-10

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.    (...)

IV DOMENICA DI PASQUA (A)


Quando Gesù aveva parlato di se stesso come porta dell’ovile e pastore delle pecore, la maggior parte dei suoi ascoltatori non lo aveva capito. Quelle immagini erano suggestive, e tutti avevano certamente visto dei pastori occuparsi del loro gregge, eppure quelle similitudini erano sembrate opache. Cosa intendeva dire, lui che era un falegname, paragonandosi alla porta e al pastore?
Non era servito, evidentemente, aver pregato tante volte i salmi e letto le scritture in cui si parla di Dio come di un pastore e di Israele come suo gregge. Non avevano potuto capirlo, forse i loro occhi erano impediti, il loro cuore ancora troppo distante da lui. Forse cercavano ancora un condottiero.
Poi erano venuti i giorni terribili della sua passione.
Avevano visto il loro pastore percosso e loro, come un gregge disorientato, senza protezione e guida, si erano prima dispersi e poi radunati insieme per proteggersi dalla violenza incombente che minacciava anche loro, le pecore del suo gregge. Quanto era diventato chiaro, allora, il senso di ciò che aveva detto. Con quanta cura li aveva preparati, mentre era con loro!
Poi, il primo giorno dopo il sabato, era apparso loro vivo, mostrando i segni della violenza subita.
Era andato a cercarli, uno per uno, là dove si erano dispersi in cerca di pascolo, senza di lui.
Aveva chiamato per nome Maria, perché potesse riconoscerlo; aveva accompagnato i due verso Emmaus, illuminando la strada già percorsa con loro; aveva permesso a Tommaso di riconoscerlo come quello che prende su di sé il male portato dai ladri e dai mercenari che cercano il gregge solo per trarne vantaggio. Il maestro era andato avanti a loro con coraggio, fin nella valle delle ombre della morte, per mostrare che potevano fidarsi totalmente di lui. Il loro pastore, splendente di bontà e di bellezza, era tornato con il dono promesso a ciascuno: la vita in abbondanza, la vita che non muore.
Come loro anche noi, se viviamo la Pasqua con Lui, possiamo riconoscere la sua voce e seguirlo. Solo Lui ama la nostra vita al punto di perdere la sua per noi.
Nessun altro lo fa.
Chiediamo un cuore che sappia ascoltare e riconoscere sempre la sua voce.