Sanità: Strutture nuove, ma la “coperta” del personale resta corta

Case di comunità vuote?

Aprono le Case di Comunità, ma mancano i medici. È lo stesso direttore generale dell’Asl Cn1 ad ammetterlo sottolineando che l’azienda attiverà le procedure per l’assunzione di nuovo personale. Lo dicono i fatti: due medici di famiglia a Barge vanno in pensione ma non si trovano sostituti. Entro maggio, è attesa l’approvazione della riforma dell’assistenza primaria, contenuta nel decreto Schillaci. Prevarrà il rapporto di natura convenzionale e le due figure, il medico di medicina generale e di continuità assistenziale (ex guardia medica) saranno unificate nel ruolo unico di assistenza primaria, con nuovi obblighi organizzativi. 

In questo quadro, le Comunità (CdC) sono le strutture sanitarie e sociosanitarie di prossimità che rispondono ai bisogni prioritari di salute dei cittadini. Ma se i muri e le attrezzature sono stati garantiti dai fondi del Pnrr, la vera sfida inizia ora: far funzionare quelle strutture con il personale sanitario in un momento in cui l’organico è ridotto ai minimi termini. Il rischio, nemmeno troppo improbabile, è quello di una “coperta corta”: per garantire i servizi nelle nuove sedi, l’Asl si trova costretta a spostare risorse umane da un servizio all’altro, cercando un equilibrio.

La direttrice del Distretto Asl Cn1, dott. Gloria Chiozza, illustra le previsioni normative. Nelle Case di Comunità è richiesta una presenza infermieristica di 12 ore (dalle 8 alle 20) dal lunedì al sabato, diversamente articolata nei festivi. Saranno chiamati a prestare servizio nelle Case di comunità gli infermieri territoriali, di famiglia e comunità e della specialistica.

I medici, invece, dovranno garantire una copertura di 24 ore che, di notte e nei festivi, si avvarrà ancora del medico di continuità (guardia medica). Intanto, l’Asl ha emanato dei bandi di partecipazione su base volontaria, diretti a medici di assistenza primaria e a medici liberi professionisti. 

«Il problema più critico riguarda i medici specialisti - prosegue Chiozza -. Se realtà come Dronero e Borgo San Dalmazzo godono di una struttura già consolidata, altrove non è lo stesso. A Verzuolo, per ora, l’unica certezza sul fronte specialistico è il ginecologo del consultorio, che verrà trasferito nella Casa di Comunità. Per cardiologi, diabetologi e pneumologi necessari alla gestione delle patologie croniche, l’Asl ha pubblicato la richiesta per acquisire disponibilità».

La notizia completa in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 30 aprile. 

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