Saluzzo: L’intervista all’oratrice del 2 giugno, Fatima Zahra El Maliani

Cittadinanza: una lotta che non si può fermare

«Viviamo in un momento così complicato, a livello storico e globale, che qualsiasi aspetto della vita dei giovani, oggi, si fa dimensione politica: dall’essere stranieri, musulmani, migranti o figli del Covid, dalla scelta del canale da guardare all’autobus che prendiamo al mattino». 

Oratrice ufficiale dell’ottantesima Festa della Repubblica, Fatima Zahra El Maliani, classe 2000, commenta così l’invito della Città di Saluzzo: «In una giornata che ha un fortissimo legame con il diritto di voto, non posso che provare una grande emozione: sono un po’ un caso emblematico, in questo senso, e poter testimoniare la presenza di tutti coloro che vivono la mia stessa situazione su un palco istituzionale, credo sia l’espressione massima dell’Italia che ho vissuto, quella in cui mi ritrovo».
È anche questo, e ancor più denso di significato, «un modo di votare».

In Italia dall’età di 2 anni, cresciuta nel Quartiere Aurora di Torino, Fatima Zahra nel 2023 è stata nominata Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, dal presidente Sergio Mattarella: un evento che, sul palco del 2 giugno, ha ricordato con emozione. Membro del Consiglio Generale della Fondazione Compagnia di San Paolo, Fatima ricopre incarichi per Uwc, nazionale e regionale, e per Unicef. 

Di quella stessa Repubblica che le riconosce impegno sociale e civico, Fatima Zahra El Maliani, però, non ha cittadinanza formale. Il termine “cittadinanza”, tuttavia, contiene in sé un ventaglio di significati: ne parliamo con lei, all’alba del 2 giugno. La prima accezione è quella “ufficiale”, fatta di documenti, di code in Prefettura e anni di attesa... 
«L’ho visto nel momento in cui mia mamma l’ha ottenuta. Quel riconoscimento formale che passa per le carte è importante – spiega –, ma non è necessariamente il senso più profondo della cittadinanza. Per questo essere su un palco ufficiale il 2 giugno è un piccolo traguardo: significa che siamo andati oltre nel vedere le persone che fanno parte di questo Paese, stranieri o figli di seconda generazione. Voci vive che possono intervenire ed essere riconosciute come italiane. Il vincolo di un documento ufficiale resta importante, ma opportunità come questa delineano un margine più flessibile». 

«Il mio ragionamento, però, deriva da una nota di eccezionalità – precisa –: mi rendo conto di avere un microfono estremamente privilegiato, che non è il caso della stragrande maggioranza dei ragazzi che vivono nel nostro Paese. La situazione migliora quando qualcuno ti nota, ma è fastidioso dover lottare perché succeda. La battaglia, quindi, continua: non ci si può tirare indietro. Non sono un caso eccezionale, sono solo un pezzo di farina più spesso rimasto nel setaccio, nulla di diverso dagli altri pezzi, semplicemente setacciati con più forza». 

L'intervista completa in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 4 giugno.