Libera-mente di Fabio Borghino

Le parole per dirlo. L'evoluzione dell'uomo e del linguaggio

Immaginate di spiegare ad un essere proveniente da altri mondi l’essenza di un abbraccio, il vuoto dell’impotenza o la natura di una carezza dal punto di vista delle sensazioni corporee. Cercate per qualche istante di descrivere a parole la percezione somatica di un tramonto sul mare mano nella mano con l’amore della vostra vita, oppure il vissuto incarnato di quello sguardo che sarà per sempre parte di voi nell’imminenza di un addio…
Avete ragione, forse sto esagerando con l’attivazione emotiva che, probabilmente, starete notando prendere forma in maniera più o meno marcata dentro di voi, ma attenzione, non stiamo puntando l’attenzione sulle emozioni (nonostante ogni emozione abbia primariamente correlati somatici), ma sulla descrizione dei vissuti corporei elicitati dalle esperienze sopra indicate mediante la parola.
Qualche difficoltà?
È normale; assolutamente normale trovarsi in difficoltà nel reperire parole capaci di raccontare le sensazioni dal corpo e nel corpo nel qui ed ora di un qualunque scenario mentale e relazionale. “Dolore” o “Piacere” possono essere veicoli verbali di sensazione che, se non in maniera del tutto approssimativa, in determinati frangenti ci permettono di condividere esperienza somatica, ma è un po’ come se per un’operazione di fine neurochirurgia ci dovessimo destreggiare con pala e piccone, invece di bisturi e laser.
La mente umana ha sempre cercato di fare fronte alle sfide dell’evoluzione con gli strumenti a disposizione in un dato momento, di volta in volta affinandoli, oppure rimpiazzandoli con alternativi più consoni al raggiungimento delle mete evolutive. Lo stesso processo è in corso con il linguaggio, che abita il mondo umano da circa 200 mila anni (Homo sapiens); un periodo relativamente breve se paragonato alla comparsa dell’uomo sulla terra che si attesta intorno ai 2,5 milioni di anni fa. Per questi motivi è come se il corpo avesse avuto uno spazio di sviluppo molto più ampio rispetto all’acquisizione di una competenza come il linguaggio, intervenuta in seguito come variabile fondamentale, ma pur sempre secondaria. Questo può essere uno dei fattori capaci di spiegare la difficoltà tutta umana di trovare parole per raccontare il corpo. 
Siamo primariamente corpo e successivamente parola, è vero,  ma nonostante quanto sopra affermato l’evoluzione linguistica non è rimasta totalmente sprovvista di strumenti di narrazione e di consapevolezza somatica. È attraverso la metafora che l’uomo può vestire di parola la sensazione nella lingua del “Come se” di cui i bambini sono maestri. Loro sanno bene, in quanto corporeità e, dunque, verità, che forse ha molto più senso definire “Nero” ciò che noi chiamiamo impotenza, “Mamma” ciò che noi diciamo abbraccio e “Piuma che vola” ciò che qualcuno, un giorno, ci ha insegnato a nominare carezza.