Libera-mente di Fabio Borghino

Cogliere i primi segnali della depressione

“Perché capitano sempre tutte e me?” 
“Cos’ho fatto di male per meritarmi questa situazione?”
“È inutile, perché per quanto mi possa sforzare le cose andranno sempre male e non c’è nulla che possa fare”.
A chi non è mai capitato di imbattersi almeno una volta nella vita in pensieri di questo tipo o di ascoltarne impotente l’espressione?
La mente umana, nella sua incessante ricerca di significato, esprime la necessità di dare senso all’esperienza in generale e all’esperienza del dolore e della sofferenza nel suo insieme. Ecco, allora, i meravigliosi tentativi del cervello di sistemare ciò che non torna con la ricerca di ricorsività e di regole: “Capitano sempre tutte a me”, con quell’auto-commiserazione che ha i tratti dell’ego-centratura: “Cos’ho fatto di male per meritarmi questo?”, o con la resa anticipata: “Non c’è nulla che possa fare”…
Le espressioni sopra citate possono contenere molteplici indicatori diagnostici e/o di funzionamento all’esame attento di uno psicopatologo, senza essere necessariamente manifestazione di un disturbo. Cosa segna, in questo caso, il confine tra uno sconforto atteso, probabilmente conseguente a un evento critico, e la possibile insorgenza o lo sviluppo di una patologia psichica, ad esempio di tipo depressivo?
La presenza costante o per la maggior parte della giornata di pensieri di questo tipo, che in termini clinici vengono definiti: “Ruminazioni”, rappresenta un indicatore possibile di patologia, in particolar modo se tali da interferire negativamente con lo svolgimento delle normali attività quotidiane. In situazioni di particolare gravità, la persona giunge addirittura a perdere la connessione tra l’evento causale e le stesse ruminazioni, culminando in un senso di catastrofismo generalizzato e tale per cui anche un evento di minima entità diventa capace di produrre una destabilizzazione importante sul piano cognitivo, umorale e somatico. 
La scienza ci sta dimostrando, nella conferma ormai definitiva dell’integrazione mente-corpo, quanto non sia così rilevante definire se siano pensieri negativi costanti a condurre a un umore depresso o viceversa, ma come le cosiddette ruminazioni rappresentino soltanto una delle possibili conseguenze sintomatologiche di un problema più esteso chiamato: “Depressione”. Coglierne il prima possibile i segnali a livello intra-personale o nelle nostre relazioni significative e intervenire tempestivamente con una psicoterapia specifica può permettere di prevenire esiti infausti. L’intervento clinico in fase iniziale può non solo favorire la stabilizzazione dei sintomi anche in assenza di terapia farmacologica, ma sostenere l’implementazione di strategie di funzionamento alternative dedicate e protettive in termini di ricadute.
La mente umana e le sue espressioni cerebrali presentano in sé risorse e potenzialità immense che, di tanto in tanto, possono andare incontro a blocchi, stagnazioni o vere e proprie fratture su cui è possibile intervenire per rilanciare la meravigliosa cosa che siamo, numerosa e una, in direzione di sfide personali piene di significato.