Acchiappamostre di Anna Cavallera

Silvio Matteoda

Il nostro sguardo sull’arte saluzzese, prosegue a ritroso nel tempo e s’imbatte in una personalità poco nota ai più: Silvio Matteoda, architetto, scultore e pittore, nato a Saluzzo nel 1866 da Annetta Savio - che morì nel darlo alla luce - e da Luigi, notaio, che lo lascerà orfano sette anni dopo. 
I brevi giorni dell’infanzia volarono, pieni del traboccante amore verso il padre e lasciarono il ricordo di indimenticabili periodi di vacanza trascorsi alla Cascina “Il Merlino” in frazione Ruata Eandi.
Lì scorrono le  acque fresche del rio Tagliata, sulle cui sponde, alla fine di febbraio, i primi bucaneve nascono dalla terra ancora gelata.
L’attitudine alle discipline grafiche, pittoriche e geometriche, guidano il giovane Matteoda ad indirizzi diversi: dapprima lo conduce all’Accademia Albertina di Torino, quindi l’Istituto Superiore di Belle Arti di Roma ed infine, con maggior convinzione, alla Scuola Superiore di Architettura.
La sua notorietà si attesta essenzialmente in questo ambito e soltanto in modo parallelo, dopo la prima guerra mondiale, si insinueranno  desideri e ambizioni  rivolte alla pittura- con pastello, ad olio ed acquerello - e alla scultura, contribuendo alla definizione di una poliedrica e complessa personalità artistica.
L’architetto Matteoda ha lasciato il segno e la firma, già fra gli anni  1909 e 1914 come progettista e direttore di molti  lavori realizzati a Roma.
Nel 1915 viene inviato ai reparti di linea della III Armata, sul fronte bellico di Monfalcone, Altopiano di Asiago, Monte Cengio e Carso dove venne ferito  e poi curato nell’Ospedale Militare di Torino.
Qui tratteggiò i commilitoni, con schizzi e disegni che confluirono nel 1918 in una mostra  a Roma a Trinità dei Monti, cui seguirono  altre rassegne, alla Promotrice delle Belle Arti di Torino e di Genova.
 In quegli anni i pittori lo chiamavano con intenti dispregiativi “Cézanne” sottolineando in questo modo  la posizione distanziata che aveva parimenti caratterizzato l’arte di Paul Cézanne nei confronti del gruppo più corposo degli impressionisti e quella di Matteoda, di un romanticismo lirico e naturalista, indifferente ai richiami futuristi e alle avanguardie. 
Nel 1919 Matteoda ritorna a Saluzzo, convola a nozze con Anita Peyretti, pittrice, figlia di Francesco, Primario di Chirurgia all’Ospedale Civile di Saluzzo e dalla loro unione nascerà nel 1923 il figlio Michelangelo: sono gli anni del successo di  “Matteoda architetto”: a Saluzzo, era allora Sindaco Mario Pivano. 
Matteoda  progetta e realizza la strada che collega l’Ospedale con la Ferrovia, ora via Piave, creando il Condominio –Cooperativa Casa Nostra, con spaziosi portici, quattro piani e due torrini, primo esempio di condominio in Piemonte.
I progetti interessarono tutte le costruzioni della via, quelle della vicina Piazza Dante  e con alcune palazzine in corso Roma, la palazzina Ardussi e, all’angolo tra piazza Cavour e piazza Garibaldi, la Casa Mondino-Aonzo. Lavorava parallelamente a Cuneo per il corso Nizza, a Savigliano, ad Alba e partecipò alla realizzazione del monumento ai Caduti, davanti alla stazione ferroviaria, assegnato allo scultore Bianconi. 
Matteoda fu geniale, creò i Brevetti Matteoda e successivamente alla mostra torinese nel 1939, sul Sistema Autarchico costruttivo ed economico, Stampa Sera e la Gazzetta del popolo gli dedicarono ampio spazio definendolo colui che “fa le case con i mattoni di cartone”.
Nel 1925 si trasferì a Torino dove, nel 1942, i bombardamenti  distrussero lo studio della mansarda della sua abitazione e i disegni gelosamente custoditi, ritratti ad olio, nudi,  paesaggi  e scorci cittadini, il suggestivo “Sentiero nel bosco” degli anni ’60, dove la pennellata si fa via via più fluida e libera, autonoma, in una stesura sempre più cromatica. 
Rimasto vedovo, seguì  a Padova il figlio, il quale nel 1963, dopo anni di silenzio, lo persuase ad esporre alla Galleria Fogliato di Torino e, nel 1967 a Cuneo alla Galleria Etruria; a queste mostre ne seguirono molte altre, anche in ambiente parigino. 
Matteoda morì a Torino nel 1977 e riposa ora nel cimitero di Saluzzo.