Torino si riscopre “museo a cielo aperto” attraverso la mostra “MonumenTO, Torino Capitale. La forma della memoria”, allestita a Palazzo Madama, un’esposizione che intende ripercorre un secolo di statuaria pubblica (1838-1930) dalla quale è emerso il volto simbolico della città. Il progetto espositivo, curato da Giovanni Carlo Federico Villa e Cristina Maritano nasce in collaborazione con l’Amministrazione civica e si sviluppa dall’incontro tra una necessità di rilettura critica e un’occasione concreta: la capillare campagna fotografica condotta da Giorgio Boschetti, che ha restituito ai monumenti torinesi una presenza nuova e inattesa. Attraverso immagini notturne di forte impatto, le statue emergono dal buio come figure isolate, sottratte al rumore urbano e restituite a uno sguardo ravvicinato, capace di coglierne espressioni, posture e tensioni formali.
Il percorso si snoda tra oltre cento opere – modelli in gesso, disegni e fotografie – coprendo un arco temporale che va dal 1838, anno del celebre “Caval ‘d Brons” di Carlo Marochetti, fino agli anni Trenta del Novecento. Al centro della scena, la campagna fotografica di Giorgio Boschetti: i suoi scatti notturni sottraggono le statue al rumore urbano, restituendo loro una tensione drammatica e una vicinanza inaspettata. Ad accompagnare le immagini, l’imponente mappa a china di Alessandro Capra, che cataloga i 79 monumenti cittadini in una raffinata visione tra zenit e volo d’uccello.
L’esposizione attraversa le diverse anime di Torino: quella sabauda e guerriera, quella dei “santi sociali” come il Cottolengo, e quella laica e positivista di Lagrange e Mazzini. Il racconto artistico vede protagonisti i maestri del Romanticismo come Palagi, il Verismo rivoluzionario di Vincenzo Vela e l’evoluzione verso il Liberty di Davide Calandra, fino al monumentale Novecento di Pietro Canonica e Arturo Martini.
Altre mostre
Il MAO – Museo d’Arte Orientale di via san Domenico 11, a Torino, si apre a una rarità assoluta: per la prima volta in Europa, fino al 7 aprile 2026, il pubblico potrà ammirare all’interno dell’esposizione “Zanabazar: The Wisdom of the Steppes” due capolavori scultorei del tulku Zanabazar, figura leggendaria che nel XVII secolo fu insieme massima autorità spirituale del buddhismo mongolo e innovatore artistico senza pari. Nato nelle steppe nel 1635 e riconosciuto come “Sua Santità l’Illuminato”, Zanabazar non fu solo il leader che consolidò la scuola Gelugpa in Mongolia, ma un poliedrico maestro capace di firmare le proprie opere, pratica rarissima nella tradizione religiosa orientale.
In collaborazione con la Galleria Borghese di Roma e grazie a un prestito eccezionale del Museo Nazionale Chinggis Khaan di Ulaanbaatar, approdano in mostra una straordinaria Tara verde e un autoritratto-scultura in bronzo dell’artista in trono. Le opere sono state inserite nel percorso permanente dedicato alla regione himalayana, instaurando un dialogo stilistico con i manufatti dell’antico monastero tibetano di Densatil, fonte d’ispirazione per il linguaggio plastico di Zanabazar.
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La Galleria BrArte in Via Vittorio Emanuele II, n° 148 a Bra (CN) ospita dal 6 al 21marzo la mostra “Colori in Armonia”, personale del pittore cuneese Riccardo Balestra (Castelletto Stura, 1947). L’esposizione presenta la nuova collana “Geisha new fashion”, dove l’artista indaga la raffinatezza femminile attraverso una reinterpretazione personale della Pop Art, tra tradizione giapponese e dinamismo cromatico. Info: 338.4204045 – 320.8290816.
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Torre Pellice si conferma polo di riflessione storica e civile con l’inaugurazione di sabato 7 marzo alle ore 17 della mostra “Speranze e fermenti. Arte a Torino dopo il 1945”, curata da Luca Motto e promossa in sinergia con la Fondazione Amendola e la Galleria del Ponte. La rassegna, ideata per celebrare per la Giornata internazionale della donna, ricordando l’80° anniversario del voto ed allestita presso la Civica Galleria d’arte contemporanea Filippo Scroppo, intende offrire uno spaccato corale della ricostruzione: trentaquattro artisti rievocano, attraverso le proprie opere, quel clima di fervore e rinascita morale che animò il capoluogo sabaudo all’indomani del conflitto mondiale.