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Gli aquiloni

Gli aquiloni di Romain Gary è uno di quei romanzi che sembrano leggeri come l’aria, ma tengono in sospeso qualcosa di molto più profondo.
La storia, raccontata da Ludovic, parte come un amore quasi infantile, fatto di sguardi e promesse silenziose, ma cresce insieme ai protagonisti fino a diventare qualcosa di più complesso: un legame che resiste alla distanza, alla guerra, alla perdita. Lila non è solo una ragazza da amare, è un’idea, un simbolo, quasi un’ossessione che accompagna Ludo mentre il mondo intorno a lui si sgretola.
Quello che mi ha colpito di più non è tanto la trama – che pure è ricca e coinvolgente – ma il modo in cui Gary riesce a mescolare leggerezza e tragedia. La guerra c’è, eccome se c’è, ma non è mai raccontata in modo retorico o pesante: resta sullo sfondo, mentre in primo piano ci sono le persone, con le loro fragilità, le loro contraddizioni e quella capacità tutta umana di restare vivi anche nei momenti peggiori.
Gli aquiloni dello zio Ambroise sono forse l’immagine più potente del libro: belli, liberi, pieni di significato, ma sempre legati a un filo. Un po’ come gli ideali, o l’amore stesso, se li lasci andare troppo in alto rischi di perderli, ma se li tieni troppo bassi smettono di volare. È una metafora semplice, ma resta impressa.
Mi è piaciuto anche il tono: c’è ironia, a volte persino nei momenti più duri, come se Gary volesse ricordarci che ridere è un modo per resistere. E infatti alcune frasi sembrano leggere, ma ti restano addosso.
È un libro che crede nell’immaginazione, nella possibilità che anche in mezzo al caos qualcosa di bello possa sopravvivere.
Alla fine, Gli aquiloni lascia una sensazione strana: malinconica ma anche luminosa. Ti fa pensare che l’amore, la memoria e i sogni siano fragili, sì… ma anche incredibilmente resistenti. E forse è proprio questo il messaggio più forte che resta, anche dopo aver chiuso l’ultima pagina.

Romain Gary
Gli aquiloni
Neri Pozza Editore 
336 pagine
13 euro