Fermo immagine di Alberto Abbà

Bernard Damiano

Risalendo la Valle Grana, ad un certo punto svolti a sinistra. Là esiste un luogo, che ha visto fiorire talenti. Non è solo questione di aria buona. 
Uno porta il nome di Bernard Damiano, classe 1926. Apprendista intagliatore di legno, a bagno nella pittura, scultore di pietra e marmo nella Francia di confine, che forse ci mettevi meno tempo a raggiungere allora rispetto ad oggi.  
Un curriculum in movimento, da un paese di provincia alla Montmartre di Parigi, nella ricerca di una voce che diventa arte. Non sempre compresa e all’occorrenza moneta di baratto quando mancavano i soldi per pagare. In quei tratti decisi e compressi di colore, c’è uno specchio che riflette. I suoi autoritratti a differenza dei selfie in cui si sorride sempre, rendono una radiografia interna, fatta di una poesia ricoperta di spine.
Fuori c’è l’amicizia con Sergio, con Giordano, con pittori e critici. Con quell’esigenza autentica di avere modelli reali per non perdersi nell’universo dell’astratto. C’è una strada tortuosa fatta di andate e ritorni, in cui trovano spazio Van Gogh, il gatto Titti e tanto mare. Il matrimonio, i figli, le prime mostre. La cittadinanza francese e la statua di un vescovo di bronzo. L’addio dopo aver salutato il nuovo millennio. Dal profano al sacro, come in ogni via crucis di vita. E come quella appesa alle pareti nella chiesa di Sancto Lucio de Coumboscuro, che conduce diretta ad un Cristo di legno, crocefisso e sanguinante. Dall’alto ti abbraccia e ti fa male. Ma può essere resa meno amara una morte in croce? Lo senti tutto quel dolore e se ascolti bene, ogni colore ha qualcosa da raccontare. Serve avere un’anima pronta e un tempo per imparare dagli alberi maestri. Immobili solo ad occhi distratti, che nel loro crescere paziente ed elegante, procedono fiduciosi nel domani e insegnano da sempre, che dopo ogni stagione, ne viene un’altra.
albiabba@libero.it