In salute di Cristina Bosco

Dottore, ho l’occhio secco

La sindrome dell’occhio secco è la causa principale di consultazione con un oculista e, secondo alcuni studi, colpisce tra il 15% e il 30% della popolazione. 
È una patologia oculare che consiste in un’alterazione qualitativa e quantitativa del film lacrimale, la sottile pellicola che riveste la superficie della cornea e agisce da mediatrice tra l’occhio e l’ambiente esterno. Il film lacrimale ha una composizione molto complessa ricca di numerose sostanze nutritive e protettive, tutte necessarie ed in equilibrio tra loro ed è fondamentale perché garantisce protezione, pulizia e la corretta lubrificazione dell’occhio. 
I sintomi principali sono bruciore e dolore agli occhi, prurito, arrossamento, occhi secchi al risveglio, vista appannata, sensazione di sabbia negli occhi, stanchezza visiva. Tali sintomi non vanno sottovalutati perché se non si interviene in tempo, il bruciore oculare persistente può portare a lesioni della superficie della cornea e ad una vera e propria modifica della superficie dell’occhio. 
Le cause dell’occhio secco sono molteplici: un’eccessiva e sbagliata esposizione ai monitor, traumi, infiammazioni non trattate (congiuntivite e cheratite), patologie legate al metabolismo, malfunzionamento delle ghiandole di Meibomio o delle palpebre, patologie del sistema immunitario come la Sindrome di Sjögren, l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico. 
Tra i fattori di rischio troviamo l’età superiore ai 50 anni, consumo eccessivo di alcool e sigarette, la visione prolungata di monitor, vivere in un ambiente secco o particolarmente inquinato, l’uso prolungato di lenti a contatto, alcuni farmaci (antistaminici, decongestionanti, antidepressivi, immunosoppressori e ormoni) e interventi chirurgici all’occhio. 
La terapia si basa principalmente sull’uso delle cosiddette lacrime artificiali, in gocce e in unguenti da instillare nell’occhio più volte al giorno, ma è anche consigliato non fumare, mantenere gli ambienti adeguatamente umidificati, cercare, per quanto possibile, di sbattere le palpebre più spesso e ridurre la visione degli schermi.