La Fondazione Peano ospita “Emerge forma che mi interroga”, una retrospettiva dedicata a Guido Navaretti (Torino, 1952) curata da Ivana Mulatero, che ripercorre attraverso una sessantina di opere oltre quarant’anni di carriera dell’artista, dagli inchiostri del 1982 alle ultime incisioni su metacrilato. Inserita nel contesto di “grandArte 2025-2026”, l’esposizione evidenzia l’universo espressivo di Navaretti, caratterizzato da un approccio etico e meditativo al bulino, tale da trasformare la grafica in una ricerca profonda del segno e della luce.
Formatosi all’Accademia Albertina di Belle Arti sotto la guida dei maestri Mario Calandri e Francesco Franco, Navaretti ha sviluppato un linguaggio autonomo incentrato sull’uso del bulino. Per l’artista, questo strumento non è un semplice strumento, ma un “lento vomere” ca-pace di educare all’etica e alla concentrazione, sfidando apertamente la velocità e l’approssimazione della società contemporanea. L’atto dell’incidere diventa così una registrazione del tempo vissuto, dove la matrice agisce come un sismografo dell’esistenza, accumulando settimane di riflessione in ogni millimetro di scavo. Focus della rassegna è il passaggio dalla calcografia tradizionale alla stampa alta (xilografia) su matrici di plexiglas (metacrilatografia), avvenuto nel 1999. In questo “nuovo mondo”, Navaretti affronta il dominio assoluto del nero, una superficie sorda che deve essere infranta per estrarne la luce. Il segno inciso si trasforma in “segno risparmiato”: un raggio di luce bianca che emerge dal buio tipografico, domando la natura aliena della superficie scura attraverso una rete infinita di microincisioni.
La mostra è visitabile a ingresso gratuito fino al 7 giugno, dal giovedì alla domenica, con orario 16-19.
Altre mostre
Da sabato 23 maggio al 27 giugno l’Associazione Culturale Il Fondaco di Bra ospita la mostra personale dell’artista Anna Valla intitolata “Tempo periodico”.
Curata da Toti Carpentieri, l’esposizione offre al pubblico una riflessione profonda sulla memoria, il segno e la materia.
Anna Valla, saluzzese, debutta nel mondo dell’arte torinese negli anni ‘70 e dopo la sua prima personale nella Galleria Other di Bologna nel 1979 inizia una carriera espositiva che la porta a realizzare mostre personali e collettive di successo, in Italia e all’estero.
Artista talentuosa, la sua cifra stilistica parte da una solida base concettuale, per evolversi nel tempo verso una pittura colta e stratificata, capace di superare il rigore intellettuale puro per abbracciare una dimensione più materica e lirica. La sua indagine artistica si concentra spesso sulla scrittura come segno visivo e sulla sovrapposizione di trame che richiamano la memoria e il trascorrere del tempo, tra processi di scavi e riscritture, un esercizio di pazienza e sensibilità che trasforma la tela in un diario aperto, dove il silenzio e la parola si fondono in un’unica forma espressiva.
Le sue stratificazioni sono sperimentazioni tecniche e filosofiche: ogni segno, ogni colore e ogni trama nascondono e rivelano al contempo ciò che è avvenuto prima.
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Il 16 maggio 2026 il PAV Parco Arte Vivente di Torino inaugura Metamagico, un’ampia personale dedicata a Claudio Costa (Tirana, 1942 – Genova, 1995), uno degli artisti meno esplorati della scena italiana del secondo Novecento.
Curata da Marco Scotini, la mostra riporta al centro del dibattito uno degli sperimentatori più originali del secondo Novecento italiano, indagando il corpus centrale della sua produzione realizzata nel corso degli anni Settanta.
Lontano dalle etichette, Costa ha dialogato con l’Arte Povera e il Concettuale senza mai lasciarsi assorbire del tutto, infatti la sua ricerca è un “work in regress”, un’immersione a ritroso verso le origini dell’umano, dove l’arte si fonde con la paleontologia e l’etnografia.
L’nteressante percorso espositivo si snoda tra teche, installazioni e serie fotografiche, rievocando tappe storiche come la sala personale a Documenta 6 (1977) e l’esperienza del Museo di Monteghirfo.
Attraverso il concetto di “pensiero magico”, l’artista Claudio Costa sfida la razionalità moderna, proponendo un’ecologia profonda che unisce il rito alla cura sociale.