Parole da conservare di Cetta Berardo

Riposo

«Sono stanco, ho bisogno di ferie per riposarmi». Frasi ricorrenti in questi giorni. Il riposo risuona, aleggia. 
La mia amica è partita per le vacanze. Meta un villaggio turistico in Sicilia, tra verde e mare cristallino. Un posto bellissimo. «Offerta strepitosa», ha rivelato esibendomi la programmazione giornaliera: ore 8, ginnastica del risveglio con istruttore; ore 10 lezione di tennis in gruppo; ore 11,30 lezione di nuoto individuale; ore 16 animazione con attività; ore 17,30 lezioni di improvvisazione teatrale; ore 18,30 in piscina per provare un tuffo guidato. 
Che giornata di riposo! Forse, non ci interroghiamo sufficientemente su cosa significhi riposare, rischiando così di passare dal faticoso meccanismo del lavoro a quello solo apparentemente meno invasivo delle vacanze: viaggi, prenotazioni, calcolo delle spese, divertimento più o meno organizzato e quasi forzato. 
È uscito un libro di Anna Maria Foli, L’arte del riposare, dove riflette sulla condizione, difficile da realizzare, in quanto richiede un lavoro mentale, essendo scelta consapevole, costruita, difesa dalle continue richieste della vita quotidiana. Dice l’autrice: «Oggi siamo portati a pensare che ogni minuto debba essere produttivo, mentre il riposo viene percepito spesso come tempo sottratto al lavoro. 
Al contrario, fermarsi significa recuperare lucidamente creatività ed equilibrio, per tornare alle proprie attività con maggior energia e consapevolezza». 
Il vero riposo coinvolge tutta la persona, non solo il corpo, ma la mente e lo spirito. È “il riposo dell’anima”, come ci hanno insegnato gli antichi eremiti del deserto, come ribadisce oggi Leone XIV, che parla degli ingredienti necessari, il silenzio, la meditazione, la preghiera per i credenti. Un’armonia che va ritrovata, solo così il riposo diventa un’arte.