Saluzzo: La proiezione del documentario e la discussione finale. L'intervista al regista Angelo Resta

Luci sul processo di Cutro

Cutro: strage pubblica con processo a porte chiuse. 
Sono immagini forti, quelle che aprono il docufilm “Cutro, 94... and more”, e non potrebbe essere altrimenti. Corpi senza vita, spogliati dalla violenza del mare, e poi arrivano i frammenti del caicco che si è incagliato nella secca a qualche decina di metri dalla spiaggia. Immagini che non si dimenticano, di una notte in cui l’umanità è morta, a Steccato di Cutro. 

Il documentario arriva a Saluzzo, nella mattinata di venerdì 18 settembre – attraverso l’iniziativa promossa sul territorio da Anpi – Cuneo, Mondovì e Saluzzo, con la collaborazione di Città di Saluzzo, Terres Monviso e, tra le diverse realtà, Sai e Arci –, in un Cinema Italia gremito di studentesse e studenti delle scuole superiori saluzzesi, rappresentanti delle associazioni e Angelo Resta, regista della pellicola. 

Una sala silenziosa e attenta ha accolto la pellicola, autoprodotta, capace di raccontare con sguardo emozionato ma lucido, non pietoso, attento e critico, la strage che nel febbraio di tre anni fa ha acceso i riflettori di tutta Europa su quel lembo di spiaggia calabrese, dove il caicco Summer Love è affondato. 94 le vittime, tra cui 35 bambini. 
«Le bare bianche all’interno del PalaMilone, come avete visto, erano solo cinque – ha sottolineato Resta, in dialogo con ragazze e ragazzi, al termine della proiezione –: in tutta la provincia di Crotone non ce n’erano altre disponibili perché per noi non è concepibile che 35 minori possano morire nello stesso momento». 

È successo, invece, in una notte in cui la legge del mare ha cambiato linguaggio: «Le idee sulla realizzazione del film erano chiare – ha spiegato il regista – perché l’assunto di base è semplice: quando una persona sta annegando, bisogna salvarla. Non esiste altra possibilità. È così dalla notte dei tempi, e quando l’uomo non mette in pratica questa legge, allora smette di essere uomo». 
Resta si è rivolto agli studenti: «È nel momento in cui suscita una riflessione, che questo film vince. E il paradosso è che nasce da una sconfitta: quella notte, l’umanità è morta». 

Le riflessioni della giovane platea toccano tanti punti: il razzismo interiorizzato, un clima politico che ha il sapore dell’assurdo. Poi l’identità delle vittime e la diffusione del documentario, realizzato da Bruno Palermo, Vincenzo Montalcini, Francesco Pupa e Resta.
Tra i punti emersi, quello della giustizia: «Non tutti lo sanno, ma c’è un processo in corso: ci sono delle responsabilità per quel naufragio, d’altronde, di chi doveva andare a salvarli e non l’ha fatto. Non si vuole che venga fuori: in aula sono vietate telecamere e registrazioni audio, i giornalisti possono solamente prendere appunti. Il paradosso è che nella sala accanto c’è la diretta streaming per un processo di ‘Ndrangheta. Questo è ciò che viviamo: mettere a tacere perché è una vicenda che provoca orrore e vergogna allo Stato». 

La notizia completa è in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 24 settembre
 
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