Fermo immagine di Alberto Abbà

Dispensatore di negatività

Una sera qualunque di una settimana qualunque. Il tavolo sparecchiato, i piatti lavati. Il divano che chiama al termine di una giornata iniziata presto e ogni tanto è giusto rispondere affermativamente. Accendere la tv (quella del solo canone Rai) pronti ad una rapida carrellata.  Il documentario sulla bomba atomica è un inizio forte e le immagini dei sopravvissuti sono impegnative da vedere.
Nel canale vicino ti accoglie un dossier sulla morte tragica di Lara Gambirasio. Le prove, le testimonianze, il processo. Lo show sulla pelle di una ragazzina morta ammazzata.
“Chi l’ha visto” non si può vedere. 
Sulla fiction, in onda su Mediaset, arrivo giusto in tempo per la digestione: stanno sezionando un cadavere con la sega elettrica per scoprire dettagli utili alla risoluzione del caso. Anche no. Più avanti mi imbatto in un servizio sulle prove sismiche e sui danni causati dagli ultimi terremoti. 
Su una rete regionale, tifosi di calcio travestiti da giornalisti si stanno scannando sulle immagini di una moviola ripetuta all’infinito. Simile a questa arena c’è solo quella della tribuna politica: stanno parlando di alleanze. Parlando è una parola grossa. Il dialogo, questo sconosciuto. Uno sull’altro, fra insulti e accuse.
La carica negativa è ormai alle stelle. Un misto di rabbia e nervosismo cresce su quel divano. Il rischio è che se suonasse qualcuno al campanello, oltre ad un balzo di spavento, potrebbe finire a spintoni.
L’unica salvezza dalla tv potrebbe arrivare a quel punto da un bel film in bianco e nero di Don Camillo e Peppone o dalla duecentesima replica di “Altrimenti ci arrabbiamo” con Bud Spencer e Terence Hill. Da una ricetta con pacca sulla spalla di Cannavacciuolo o da un viaggio in giro per il mondo.
Resta comunque valida un’alternativa: premere il pulsante OFF e spegnere tutto. 
Fare altro è sempre una scelta possibile.