Acchiappamostre di Anna Cavallera

Giuseppe Augusto Levis

Alcune notizie di cronaca di questi giorni, legate al diffondersi della pandemia nel territorio, hanno portato alla ribalta la Casa di Riposo “Villa Biancotti Levis” di Racconigi e l’evacuazione di numerosi ospiti in altre Rsa. 
Una villa storica e due cognomi illustri, Levis e Biancotti: quest’ultimo proviene da Maria Teresa Biancotti, infermiera della Croce Rossa durante la Prima Guerra Mondiale e moglie di Giuseppe Augusto Levis. Entrambi veicolano la memoria ai primi decenni del Novecento, quando Giuseppe Augusto Levis, importante esponente della Pittura Romantica, già sindaco di Chiomonte - dove era nato nel 1873 dal geometra biellese Giuseppe, impresario e appaltatore di fortificazioni militari e da Eugenie Anfossy - aveva scelto come ulteriore residenza la tenuta Cajre di Racconigi. L’artista aveva quindi donato con disposizione testamentaria la villa Biancotti Levis di via dei Cappuccini, insieme ad altri beni del suo ingente patrimonio, al comune di Racconigi.
Privo di eredi diretti, Levis ha lasciato a Racconigi due terzi della tenuta di Bonavalle, la tenuta Cayre - divenuta nei primi anni del ‘900 un cenacolo d’arte e cultura- terreni, beni e il cospicuo numero di 350 dipinti conservato nel Fondo Comunale di Racconigi. La produzione artistica di Levis fu equamente suddivisa fra Racconigi e Chiomonte, dove riposano le sue spoglie.
La prima formazione di Levis avvenne nella casa paterna con degli istitutori, successivamente a Carmagnola frequentò il Liceo Classico ed infine seguì per alcuni anni i corsi della Facoltà di Giurisprudenza a Torino: in quegli anni maturò la sua passione per la pittura e nel 1901 entrò nella cerchia degli allievi del pittore Lorenzo Delleani (Pollone 1840-Torino 1908), fra i quali emergeva l’allieva prediletta, la contessa Sofia Cacherano di Bricherasio del Castello di Miradolo. 
Con Delleani affrontò la pittura “en plein air”adottando tra i soggetti preferiti vedute del biellese e della Valle d’Aosta; l’alunnato s’interruppe nel 1908 per la morte del maestro. 
Dal 1902 al 1922 Levis partecipò ininterrottamente alle rassegne annuali della Promotrice delle Belle Arti a Torino e nel 1913 gli venne dedicata un’importante mostra personale. 
Il pittore aveva iniziato una fitta frequentazione della corte dei Savoia e nel Castello di Racconigi, il 23 ottobre 1909 aveva conosciuto lo zar Nicola II, l’ultimo dei Romanov, il “signore di tutte le Russie”, in occasione di un soggiorno dell’imperatore, ospite di Vittorio Emanuele III e di Elena di Montenegro: lo rincontrò nel 1913 in Russia su invito dello stesso sovrano, come membro di una delegazione torinese. 
“Il pittore dello zar”, come si ama ricordarlo a Racconigi, ben radicato nella cittadina sabauda, rispecchia la pittura piemontese e le scelte culturali di tendenza. Dipinse paesaggi e pittoreschi ambienti che incontrò nei suoi numerosi viaggi: scorci di paesaggi innevati, San Pietroburgo, antiche dacie di campagna, opere di gusto orientale di cui è rimasta traccia negli appunti di Levis: Le lac des ruines (Cuneo), Au bord de la Macra (Racconigi), La chaine de Monviso, opere che presumibilmente potrebbero trovarsi tra le collezioni del Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo. Ma anche brumose vedute dei porti di Amsterdam e Rotterdam, durante viaggi della memoria (come aveva fatto Delleani), alla ricerca del colore e della luce di Rembrandt. Del 1912 e del 1915 rimangono testimonianze pittoriche di rilievo: esperienze della grande Guerra  con immagini dall’intonazione cupa come in Monte Mucrone o la quiete malinconica de Sull’altopiano di Asiago del 1917, mentre le tele libiche parlano di esotismo fra rossi e oro, pennellate di luce e nuove ricchezze tonali come La carovana nel Deserto. Appunti pittorici, cahiers de voyages che fotografano la maturità della visione e una  profonda personalità coloristica: le ultime opere ripercorrono paesaggi alpini, prati e declivi collinari ricchi di densità poetica. 
Augusto Levis morì di polmonite a Racconigi il 14 giugno 1926.