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Apeirogon

Due padri, uno israeliano e l’altro palestinese, accomunati da uno stesso dolore: Smadar, figlia di Rami, viene uccisa nel 1997, a 13 anni, da un’esplosione terroristica nel centro di Gerusalemme; Abir, figlia di Bassam, perde la vita nel 2007, a 10 anni, per un proiettile di gomma che la colpisce alla testa. Una sofferenza innaturale che invece di trasformarsi in odio e rabbia dà vita a un’amicizia profonda, intensa e a tratti incomprensibile, divenendo testimonianza di pace: “Ben oltre le idee di giusto e sbagliato c’è un campo, ti aspetterò laggiù” (Rumi). Questa frase compare spesso nel libro e ogni volta si carica di potenza e significato: c’è un momento in cui la tendenza di noi esseri umani a categorizzare perennemente tutto come giusto o sbagliato trova un limite, uno spazio da dedicare al silenzio, da cui tener fuori ogni giudizio. E non solo, perchè in quel campo ci aspetta tutta un’umanità che ha scoperto il valore della connessione, della fratellanza, della solidarietà umana. “Apeirogon”, edito nel 2020, è la storia di queste due tragedie che Colum McCann racconta a pezzi, quasi come se fosse compito del lettore ricostruirne la trama. Un libro complesso e faticoso, che a volte richiede di fermarsi e riflettere sul valore dei legami tra le persone e sulla possibilità che un dolore immenso come la perdita di un figlio si tramuti in strumento di pace per contrastare il male, la morte, la guerra. E in un momento storico in cui i conflitti ci toccano da vicino, questa storia è un esempio di come la condivisione reciproca possa diventare ponte che, aldilà di ogni incomprensione umana, conduce alla speranza. “So che non finirà finché non parliamo [...] Non immaginiamo neanche il danno che facciamo non ascoltandoci l’un l’altro. Avremo anche costruito il nostro muro, ma il vero muro è nelle nostre menti, e non passa giorno senza che io cerchi di produrvi una crepa”. 

Colum McCann
Apeirogon
Feltrinelli, euro 13,80